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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16331/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 28/06/2023 che ha rigettato la richiesta di applicazione della misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 Ord. pen.) e ha invece accolto, in via subordinata, la detenzione domiciliare (art. 47-ter Ord. pen.) per la pena di 2 anni per il reato di peculato (art. 314 c.p.). Il ricorrente contestava inosservanza ed erronea applicazione della normativa e vizio di motivazione, rilevando che gli atti avrebbero consentito una prognosi favorevole di reinserimento (comportamento post-reato positivo, assenza di carichi pendenti significativi salvo un deferimento del novembre 2022, unico precedente molto remoto e estinto). Il Tribunale di sorveglianza, secondo il ricorrente, si era limitato a richiamare le pendenze giudiziarie senza valutare adeguatamente il pericolo di recidiva e la possibilità di rieducazione.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato per vizio di motivazione: le misure alternative devono essere valutate con una prognosi ragionevole di reinserimento sulla base di criteri plurimi (reato, precedenti, pendenze, informazioni di polizia, condotta carceraria, indagine socio-familiare). Il Tribunale di sorveglianza ha deciso in modo apodittico limitandosi a richiamare le pendenze giudiziarie senza compiere i necessari passaggi logici e storici relativi al rischio di recidiva e alla funzione rieducativa della misura. Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di sorveglianza per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    Disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale come misura alternativa alla detenzione; la sua applicazione richiede una prognosi ragionevole di reinserimento e deve fondarsi su valutazioni complete della personalità e degli elementi di conoscenza del condannato.

  • artt. 47 e segg. Ord. pen.

    Stabiliscono i criteri generali per le misure alternative (valutazione del reato, precedenti, pendenze, informazioni di polizia, condotta carceraria, indagine socio-familiare) e orientano il giudice nel formulare la prognosi di rieducazione.

  • art. 47-ter Ord. pen.

    Prevede la detenzione domiciliare quale misura esecutiva alternativa: può essere disposta in via subordinata ma la scelta tra misure alternative deve essere motivata adeguatamente rispetto alla rieducazione e al rischio di recidiva.

  • art. 314 cod. pen.

    Individua il reato di peculato; la natura e le modalità del reato sono un elemento di partenza per la prognosi ma non sono da soli determinanti senza la valutazione complessiva degli altri elementi.

Massime di principio

  • La richiesta di misura alternativa (es. affidamento in prova) va motivata con una prognosi ragionevole di reinserimento basata su più elementi (reato, precedenti, pendenze, informazioni di polizia, condotta carceraria, indagine socio-familiare).
  • Il richiamo esclusivo o prevalente a pendenze giudiziarie non è sufficiente: il Tribunale deve esporre passaggi logici e storici che giustifichino il rifiuto della misura alternativa valutando specificamente il pericolo di recidiva.
  • Qualora la motivazione risulti apparente o apodittica, la decisione è annullabile e il provvedimento può essere rinviato per nuovo esame.
  • La presenza di un deferimento o di pendenze non determina automaticamente il rigetto della misura alternativa; è necessario valutare il loro peso prognostico nel complesso profilo del condannato.
  • In caso di dubbi o carenza istruttoria su elementi rilevanti per la prognosi rieducativa, il giudice dovrebbe avviare o richiedere approfondimenti (es. indagine socio-familiare) prima di motivare il diniego.

Testo integrale

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