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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41985/2022 del 07/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di condanna per estorsione (art. 629 c.p.) confermata dalla Corte di Appello. Tramontana ha contestato la mancata prova della sua partecipazione consapevole al reato e la mancanza di motivazione sul concorso di persone, sostenendo di essere intervenuta solo come mero esecutore su richiesta del Panzica e senza conoscere la causale. Ha inoltre dedotto il travisamento della prova dichiarativa. Panzica ha dedotto il travisamento della prova in ordine al diritto della vittima a trattenere le somme (sostenendo che i conteggi retributivi dimostravano che la dipendente aveva percepito il dovuto), ha eccepito che la condotta fosse mera tentativa (perché l'unico consapevole sarebbe stato l'estorsore e non l'intermediaria) e ha censurato il diniego dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 4 c.p. e la quantificazione della pena (contestando anche un presunto aumento per continuazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché incentrati su questioni di fatto e sulla valutazione delle prove, profili non sindacabili in sede di legittimità salvo i casi di manifesta illogicità o doppia conforme eclatante. Il giudice di legittimità ha ritenuto che i giudici di merito avessero esaminato e valutato gli elementi probatori in modo coerente: il ruolo di rilievo della Tramontana nelle società del Panzica, l'arresto in flagranza dopo la ricezione della somma in contanti con accorgimenti per il riserbo, e le dichiarazioni concordanti di altre dipendenti giustificano l'accertamento della partecipazione e dell'intermediazione consapevole. È stata confermata la consumazione del reato (non tentativa) atteso che il denaro estorto è stato consegnato all'intermediario consapevole; il diniego dell'attenuante ex art. 62 n. 4 c.p. è stato ritenuto corretto per la gravità delle minacce e degli effetti dannosi; la pena è stata ritenuta proporzionata. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria di Euro 3.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    La condotta è ritenuta estorsiva anche quando la somma è consegnata a un intermediario incaricato dall'estorsore, purché quest'ultimo o l'intermediario siano consapevoli della finalità estorsiva; la consegna del denaro integra il reato e esclude il tentativo

  • art. 43, comma primo c.p.; art. 110 c.p. (concorso di persone)

    Per configurare il concorso è necessaria la rappresentazione e la volizione del fatto tipico: la valutazione della prova su tale profilo è rimessa ai giudici del merito salvo i limiti del sindacato di legittimità

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    Il tentativo è escluso se il bene è stato effettivamente consegnato all'autore o a persona da lui incaricata e consapevole; l'intervento delle forze di polizia non impedisce la consumazione quando la consegna sia avvenuta

  • art. 62 n. 4 c.p. (attenuante)

    L'attenuante può essere negata se dagli elementi emerge una significativa offensività dell'azione e degli effetti dannosi sulla vittima; i giudici di merito hanno ampia discrezionalità nella valutazione

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e) (vizio di motivazione)

    La Cassazione sindaca la motivazione solo per vizi di logicità, esaustività o omessa pronuncia su punti decisivi; non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione dei fatti

  • art. 616 c.p.p. (condanna per spese e ammenda in caso di inammissibilità)

    L'inammissibilità dei ricorsi comporta la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e al versamento alla Cassa delle Ammende, salvo esoneri non emersi nel caso

  • art. 133 c.p. (determinazione della pena)

    La Corte ha ritenuto che la determinazione della pena sia stata congrua rispetto ai parametri previsti dall'art. 133, tenendo conto del rito, del comportamento processuale e delle attenuanti generiche riconosciute

  • art. 442 c.p.p. (sconto per il rito abbreviato)

    La quantificazione della pena ha tenuto conto del riconoscimento dello sconto previsto per il giudizio abbreviato, come richiamato in motivazione

Massime di principio

  • In sede di Cassazione le censure che riguardano la valutazione della prova e la persuasività delle motivazioni sono in larga parte inammissibili: il giudice di legittimità verifica solo la presenza di vizi logici, l'esame di tutti gli elementi e la risposta alle deduzioni delle parti, non riformula la ricostruzione fattuale
  • Quando sia intervenuta una "doppia conforme" (sentenza di primo grado e sentenza d'appello concordi), le motivazioni si integrano e rendono più difficile il sindacato di legittimità sul travisamento della prova
  • La consegna del denaro a un intermediario incaricato e consapevole integra la consumazione dell'estorsione; l'intervento immediato delle forze dell'ordine non esclude automaticamente il reato se la somma è già stata materialmente consegnata
  • Il ruolo gestionale o di rilievo nell'impresa può essere valutato come indice di consapevolezza e partecipazione alle pratiche illecite se supportato da elementi concreti
  • I calcoli retributivi, le incongruenze nelle dichiarazioni e le testimonianze contrarie sono profili valutativi di merito: contestarli in cassazione come mera migliore ricostruzione dei fatti è generalmente privo di successo
  • La negazione di attenuanti per effetto della gravità del danno o della pericolosità dell'azione è ammissibile se adeguatamente motivata dai giudici di merito
  • I ricorrenti ammessi ma inammissibili per motivi formali o sostanziali possono essere condannati alle spese di giudizio e a sanzioni a favore della Cassa delle Ammende

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