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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20890/2026 del 05/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza impugnata proveniva dalla Corte d'appello di Napoli, che aveva confermato la responsabilità dell'imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, riconducibile all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, e lo aveva condannato, con la riduzione per il rito, alla pena di mesi 8 di reclusione ed euro 1.800 di multa. Il ricorso per cassazione, proposto a mezzo del difensore, deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 132, 133, 163 e 164 c.p., contestando la determinazione del trattamento sanzionatorio e il diniego della sospensione condizionale della pena. In particolare, la difesa sosteneva che la pena fosse stata quantificata senza adeguata considerazione dei criteri legali e che la prognosi sfavorevole espressa dalla Corte di merito per negare il beneficio fosse illegittima o comunque illogica.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze sulla pena e sulla sospensione condizionale, osservando che i motivi erano generici, non confrontati criticamente con la motivazione della sentenza impugnata e, comunque, incompatibili con il sindacato di legittimità, che non consente una nuova valutazione della congruità della pena quando essa non sia frutto di arbitrio o illogicità manifesta. Quanto al diniego della sospensione condizionale, ha ritenuto congrua la motivazione della Corte territoriale, fondata sui precedenti dell'imputato e sulla prognosi negativa circa la futura astensione dal reato. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    indicato come base della condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio in forma lieve.

  • art. 132 c.p.

    richiamato dalla difesa per contestare la determinazione della pena; la Corte rileva che la motivazione sul punto era congrua.

  • art. 133 c.p.

    criteri di commisurazione della pena e valutazione prognostica richiamati per la concessione o il diniego della sospensione condizionale.

  • art. 163 c.p.

    richiamato dalla difesa in relazione alla sospensione condizionale della pena.

  • art. 164 c.p.

    il giudice deve concedere o negare il beneficio sulla base dei criteri di politica criminale e della prognosi sulla futura astensione dal reato, valutando i parametri dell'art. 133 c.p.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione è inammissibile la censura che, sotto la veste del vizio di motivazione o di violazione di legge, miri in realtà a ottenere una nuova valutazione della congruità della pena, salvo che la determinazione sanzionatoria sia frutto di arbitrio o di manifesta illogicità.
  • La doglianza sulla commisurazione della pena deve confrontarsi specificamente con la motivazione del giudice di merito; motivi generici o meramente assertivi sono inidonei a superare il vaglio di legittimità.
  • Il diniego della sospensione condizionale della pena è legittimo quando il giudice di merito formuli una prognosi negativa circa la futura astensione dell'imputato dal commettere reati, valorizzando i criteri dell'art. 133 c.p. e i precedenti penali o la personalità dell'agente.
  • La valutazione sulla concedibilità della sospensione condizionale deve essere sorretta da motivazione non illogica e coerente con il quadro personalistico e criminale dell'imputato; in presenza di tale motivazione, la censura di cassazione non può risolversi in una diversa lettura del merito.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità

Testo integrale

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