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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00486/2026 del 08/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Trani che ha rigettato il riesame del decreto di convalida del sequestro probatorio eseguito il 24/06/2025 su un'area in Andria (località "Santissimo Salvatore") e su vari veicoli/oggetti. Il ricorrente deduceva violazione di legge e difetto assoluto di motivazione in relazione al rapporto di pertinenzialità tra i beni sequestrati e il reato contestato (artt. 81, cpv., c.p. e 256 d.lgs. n. 152/2006), sostenendo che il PM aveva limitato la motivazione al richiamo del verbale di PG e alla mera necessità di identificare i codici CER, senza spiegare perché alcuni beni (es. auto d'epoca marcianti e assicurate) dovessero essere ritenuti rifiuti e rimanere sottoposti a sequestro; contestava inoltre il sequestro dell'area di proprietà dell'indagato.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del riesame non fosse assente né meramente apparente: il mantenimento del sequestro è stato giustificato dalla necessità di eseguire accertamenti tecnici e la classificazione/attribuzione dei codici CER per i rifiuti rinvenuti, attività strumentali alla verifica dell'ipotesi accusatoria e non sostituibili da mezzi meno invasivi. La censura relativa ad alcuni oggetti indicati come non rifiuti è stata considerata generica e inammissibile, mentre la qualificazione della natura di rifiuto è questione di fatto insindacabile in Cassazione se sorretta da motivazione. Quanto all'area, il provvedimento è stato ritenuto adeguatamente motivato poiché l'area era ampiamente occupata dai rifiuti descritti nell'informativa e nel verbale di sequestro. Per questi motivi il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (con richiamo alla possibilità di aumentare la sanzione ex art. 1, comma 64, L. n. 103/2017).

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Regola l'ammissibilità del ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di misure cautelari reali; la Corte ricorda che il ricorso è ammesso per sola violazione di legge, incluse carenze motivazionali tali da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese per il ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato anche la sanzione pecuniaria nei confronti del ricorrente ai sensi di questa norma.

  • art. 1, comma 64, L. n. 103/2017

    art. 1, comma 64, L. n. 103/2017

    Consente di aumentare la sanzione pecuniaria oltre il massimo previsto dall'art. 616 c.p.p.; la Corte ha richiamato tale facoltà nell'irrogare la sanzione di euro 3.000.

  • art. 183 d.lgs. n. 152/2006

    art. 183 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Definisce la nozione di rifiuto; la Corte ha richiamato che la qualificazione di un oggetto come rifiuto costituisce una quaestio facti demandata al giudice di merito, non sindacabile in Cassazione se correttamente motivata.

  • art. 256 d.lgs. n. 152/2006

    art. 256, comma 1, lett. a) e b), e comma 2, d.lgs. n. 152/2006

    Norme penali in materia di reati ambientali relative alla gestione illecita di rifiuti; la contestazione penale ha giustificato il sequestro probatorio finalizzato alla classificazione e caratterizzazione dei rifiuti.

  • art. 125, art. 355 comma 2, art. 324 cod. proc. pen. (eccezioni sollevate dal ricorrente)

    art. 125, art. 355 comma 2, art. 324 cod. proc. pen.

    Articoli richiamati dal ricorrente per censurare il vizio di motivazione e presunte violazioni procedurali; la Corte ha ritenuto tali doglianze infondate o generiche e quindi inammissibili.

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza Botticelli, n. 36072/2018)

    Principio interpretativo secondo cui il decreto di sequestro probatorio e la convalida devono contenere una motivazione concisa ma specifica circa la finalità probatoria e l'insostituibilità dell'intervento mediante altri mezzi; la Corte ha applicato questo principio ritenendo la motivazione presente e sufficiente.

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio deve contenere una motivazione, anche concisa, che specifichi la finalità probatoria e perché gli accertamenti non possano essere eseguiti con mezzi meno invasivi.
  • La qualificazione di un bene come rifiuto è una questione di fatto (quaestio facti) che compete al giudice di merito e risulta difficilmente sindacabile in Cassazione se è sorretta da motivazione logica e coerente.
  • Le censure generiche che non indicano specificamente quali oggetti sarebbero stati illegittimamente sequestrati sono inammissibili; chi impugna deve individuare con precisione i beni e fornire argomentazioni puntuali.
  • Il mantenimento di un vincolo reale su beni e aree può essere giustificato dalla necessità di eseguire perizie tecniche/operazioni di classificazione (es. attribuzione di codici CER) funzionali all'accertamento del reato.
  • Il controllo di legittimità in Cassazione sulle ordinanze di riesame è limitato alla verifica di violazioni di legge e di carenze motivazionali radicali; non è un sindacato di merito sulle risultanze fattuali purché la motivazione del giudice di merito sia adeguata.
  • Procedere con ricorsi manifestamente generici o infondati espone alla condanna alle spese e alla possibilità di sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e della normativa sopravvenuta (L. n. 103/2017).

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