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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00633/2026 del 08/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di concessione della misura alternativa dell'affidamento terapeutico ex art. 94 D.P.R. n. 309/1990; il Tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile perché il ricorrente risulta condannato per reati ostativi di cui all'art. 4-bis Ord. pen. e ha in espiazione una pena complessiva superiore a quattro anni, e si è rifiutato di "sciogliere" virtualmente il cumulo per imputare come già espiate le pene relative ai reati ostativi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'orientamento maggioritario secondo cui, ai fini dell'accesso all'affidamento terapeutico previsto dall'art. 94 D.P.R. n. 309/1990, non è consentita la scissione virtuale del cumulo delle pene quando il titolo esecutivo include reati di cui all'art. 4-bis: il limite di pena (sei anni o quattro anni se il titolo esecutivo comprende reati 4-bis) si applica in funzione del contenuto del titolo esecutivo e non della concreta ripartizione delle pene in ordine di espiazione; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 94 D.P.R. n. 309/1990

    "quando deve essere espiata una pena detentiva … non superiore a sei anni od a quattro anni se relativa a titolo esecutivo comprendente reato di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni"

    Il limite di pena per l'accesso all'affidamento terapeutico è collegato al fatto che il titolo esecutivo comprenda reati 4-bis; pertanto non è ammessa la "scissione virtuale" del cumulo per rendere eleggibile la misura se il titolo esecutivo include reati ostativi e la pena da espiare supera il limite previsto.

  • art. 4-bis Ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354)

    "soggetti 'detenuti' per i singoli reati ostativi"

    La disposizione pone limiti ai benefici penitenziari in relazione a chi è detenuto per reati ostativi; la Corte distingue questa formulazione dall'art. 94, ritenendo che per quest'ultimo il criterio sia la presenza del reato ostativo nel titolo esecutivo e non la concreta fase di espiazione.

Massime di principio

  • Per l'affidamento terapeutico ex art. 94 DPR 309/1990 il criterio decisivo è se il titolo esecutivo comprenda reati di cui all'art. 4-bis; se sì, il limite di pena applicabile è quello ridotto (4 anni) e non è ammessa la scissione virtuale del cumulo per aggirare tale limite.
  • La possibilità di "sciogliere" il cumulo per imputare come già espiate pene relative a reati ostativi non trova applicazione ai fini dell'art. 94 quando il titolo esecutivo include detti reati, anche se le pene ostative siano materialmente già state espiate.
  • Quando si valuta l'accesso a misure alternative per tossicodipendenti, occorre verificare il contenuto formale del titolo esecutivo oltre che l'ammontare della pena residua; il principio del favor rei (ordine di espiazione) non può essere usato per eludere limiti espressi dalla legge.
  • In presenza di giurisprudenza divergente, l'indirizzo maggioritario della Corte di Cassazione (contro la scissione virtuale del cumulo ai fini dell'art. 94) è da considerarsi vincolante nella pratica applicazione, salvo mutate disposizioni legislative o un consolidamento contrario della giurisprudenza.
  • Per altri benefici penitenziari la valutazione sulla scissione del cumulo può essere diversa: è necessario esaminare specificamente il testo normativo applicabile (art. 94 vs. art. 4-bis e altre norme) perché la disciplina dei singoli benefici può prevedere criteri differenti.

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