Cassazione Penale, Sentenza n. 30330/2024 del 23/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra fatti già definiti con sentenze irrevocabili: (1) rapine e reati commessi il 21/04/2018 e il 15/09/2018 a Lamezia Terme (Corte d'appello di Catanzaro, sentenza del 24/06/2020 irrevocabile 10/09/2021) e (2) una rapina commessa il 12/01/2019 a Catania (Corte d'appello di Catania, sentenza del 30/06/2021 irrevocabile 22/03/2022). L'obiettivo era ottenere l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva tra tali eventi.
La decisione
Il giudice dell'esecuzione aveva riconosciuto la continuazione tra le due rapine commesse a Lamezia Terme (stessi obiettivi, stesse modalità, stessi concorrenti) ma rigettato l'estensione della continuazione alla rapina consumata a Catania per diversità di luogo, modalità esecutive, e concorrenti, nonostante la relativa contiguità temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Cici, ritenendo adeguata e sufficiente la motivazione del giudice del rinvio: la rapina di Catania è stata qualificata come episodio estemporaneo e non parte di un programma criminoso unitario pianificato "ab origine". Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a versare euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e a una somma alla cassa delle ammende per aver proposto un ricorso considerato manifestamente inammissibile.
art. 628 c.p.; artt. 582, 585, 577 c.p.; art. 61 n.2 c.p.
Norme penali relative alle rapine e alle circostanze aggravanti, richiamate poiché i fatti oggetto delle sentenze irrevocabili avevano riguardato reati disciplinati da tali articoli; utilizzate per descrivere il quadro fattuale delle condanne dedotte nel procedimento esecutivo.
Orientamenti giurisprudenziali (Sez. U. n. 28659/2017 e pronunce richiamate)
Principi interpretativi richiamati dalla Corte: per riconoscere la continuazione è necessario l'accertamento di un unico disegno criminoso ideato ab origine; l'accertamento richiede una valutazione concreta di indicatori quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, identità/modo di esecuzione, stessa compagine di concorrenti e programmazione iniziale; non è sufficiente la mera propensione delinquenziale o la somiglianza tipologica.
Massime di principio
- La continuazione richiede l'esistenza di un unico disegno criminoso progettato nelle linee essenziali ab origine: non basta la ripetizione di reati dello stesso tipo.
- Indicatori utili per riconoscere la continuazione: omogeneità delle condotte e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, medesime modalità esecutive, identità dei concorrenti, e prova che i reati successivi fossero almeno nelle linee essenziali programmati al momento del primo.
- Non sono sufficienti per la continuazione: la sola vicinanza temporale, la generale propensione a delinquere, l'analogia tipologica dei reati o la medesima motivazione finale senza altri elementi fattuali concreti.
- Il giudice dell'esecuzione può discostarsi dalle conclusioni del giudice di cognizione ma deve motivare puntualmente il diverso apprezzamento sulle risultanze irrevocabili; la mera reiterazione di censure generiche di fatto è inammissibile in cassazione.
- In sede di impugnazione in Cassazione le doglianze devono essere specifiche e circostanziate: censure puramente fattuali o generiche spesso portano alla dichiarazione di inammissibilità e a condanne per spese e ammenda.
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