Cassazione Penale, Sentenza n. 30043/2024 del 23/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva confermato la condanna in primo grado per il reato di guida senza patente con recidiva nel biennio (art. 116, comma 15, cod. strada) - fatto del 17/08/2019. Il motivo unico dedotto dalla difesa lamenta violazione di legge per mancata valutazione del dubbio ragionevole e censura la sussistenza della (precedente) violazione amministrativa del 2018, sostenendo che un esito favorevole di un ricorso amministrativo renderebbe insussistente il reato contestato
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il motivo in parte generico e in parte manifestamente infondato: non sussiste che l'esito di un ricorso amministrativo avverso la violazione precedente annulli automaticamente il reato successivo; la definitività della violazione amministrativa riguarda solo la violazione precedente e inoltre l'asserita contestazione della violazione del 2018 non era stata dedotta in sede di appello, rendendola inammissibile in cassazione. Per l'inammissibilità è stata altresì disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e del versamento di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende
Norme richiamate
Codice della Strada, art. 116, comma 15
La fattispecie di reato per guida senza patente con recidiva nel biennio si configura quando è accertata la reiterazione della stessa violazione nel termine biennale; la valutazione della definitività della violazione amministrativa precedente è rilevante solo rispetto a quella precedente
Corte Costituzionale, sentenza n. 186/2000
Principio che assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità non esclude l'imposizione di sanzioni pecuniarie per l'inammissibilità del ricorso
Giurisprudenza Cassazione, Sez. 2, n. 13826 del 17/02/2017, Rv. 269745
Principio secondo cui questioni non dedotte in sede di appello non possono essere introdotte per la prima volta in cassazione e risultano inammissibili
Massime di principio
- La contestazione della definitività di una violazione amministrativa, se necessaria per impugnare la configurazione del reato basato sulla recidiva, deve essere sollevata già in sede di appello; non è ammissibile introdurla per la prima volta in cassazione
- L'eventuale esito favorevole di un ricorso amministrativo relativo a una violazione precedente non cancella automaticamente la rilevanza della reiterazione: la valutazione della recidiva richiede l'accertamento della reiterazione nel biennio e della precedente violazione in termini definitivi
- Motivi generici o non specificamente dedotti sono destinati all'inammissibilità in cassazione; la Corte richiede specificità e congrua contestualizzazione delle doglianze
- In caso di inammissibilità del ricorso la Corte può condannare il ricorrente a rifondere le spese processuali e a una sanzione pecuniaria (cassa delle ammende), salvo che non risulti assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità
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