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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5687/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per furto di energia elettrica (manomissione del contatore con magnete e uso di mezzo fraudolento). Il primo motivo accolto denunciava che la Corte territoriale aveva ritenuto validamente contestata in fatto l'aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio (art. 625, n.7 c.p.), nonostante il pubblico ministero nell'imputazione avesse contestato espressamente solo l'aggravante del mezzo fraudolento. Si contestava quindi l'erronea applicazione delle regole sulla "contestazione in fatto" delle circostanze aggravanti e le conseguenze sulla procedibilità del reato alla luce della riforma (d.lgs. n.150/2022) che ha reso il reato in questione perseguibile a querela di parte.

La decisione

La Corte di legittimità ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, accogliendo il primo motivo. Ha ritenuto che l'aggravante della destinazione a pubblico servizio non fosse stata validamente contestata in fatto nell'imputazione (mancava una chiara e precisa indicazione dell'elemento circostanziale) e che il giudice di primo grado non l'avesse valutata. Poiché l'aggravante non può essere considerata contestata, dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n.150/2022 (modifica dell'art. 624 c.p.) il fatto è divenuto procedibile a querela: l'azione penale non poteva proseguire d'ufficio. Per tale motivo la sentenza è stata annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 150/2022 (modifica art. 624 c.p.)

    Ha modificato il regime di procedibilità del reato di appropriazione indebita/furto (art. 624 c.p.), rendendo il reato in esame perseguibile a querela di parte; la Corte ha ritenuto decisivo questo mutamento una volta esclusa la contestazione dell'aggravante che era stata invece ritenuta dal giudice d'appello

  • art. 85 del d.lgs. n.150/2022 (disposizioni transitorie)

    "Per i reati perseguibili a querela della persona offesa in base alle disposizioni del presente decreto, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso, il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato"

    La disposizione transitoria è stata richiamata per delineare gli effetti della riforma sui fatti commessi anteriormente: essa permette la decorrenza del termine per la querela dalla data di entrata in vigore del decreto quando la persona offesa era già a conoscenza del fatto; tuttavia non giustifica la prosecuzione d'ufficio se l'aggravante determinante della procedibilità non è stata validamente contestata

  • art. 624 c.p. (comma 3)

    Norma penalistica interessata dalla riforma che ha inciso sul regime di procedibilità del delitto di furto/appropriazione indebita mediante alcune aggravanti; la Corte ha valutato l'effetto pratico della modifica rispetto al caso concreto

  • art. 625 c.p. (comma 1, n.7 e comma 2)

    L'aggravante n.7 (beni destinati a pubblico servizio) aumenta il disvalore della condotta e, se correttamente contestata, incide sulla determinazione della pena; la Corte ha rilevato che l'aggravante non era stata espressamente contestata nel capo d'imputazione e che il primo giudice non l'aveva valutata

  • art. 417, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Prevede che la richiesta di rinvio a giudizio contenga l'enunciazione chiara e precisa del fatto e delle circostanze aggravanti; la Corte ha richiamato questo principio per sottolineare l'onere dell'accusa di esporre compiutamente l'aggravante contestata

  • art. 593 c.p.p. (comma 1)

    Norma citata dalla Corte come rimedio che il pubblico ministero avrebbe potuto utilizzare per contestare l'esclusione implicita dell'aggravante in sede di impugnazione e che attiene alla facoltà di proporre appello per alcune situazioni; la Corte ha rilevato che tale rimedio non è stato attivato

Massime di principio

  • La contestazione in fatto di un'aggravante richiede che l'imputazione contenga elementi di fatto sufficientemente chiari e precisi da consentire all'imputato di conoscere l'esatta fattispecie circostanziale e di esercitare pienamente la difesa; non è sufficiente una valutazione successiva del giudice priva di adeguata base impositiva.
  • Per le aggravanti a contenuto valutativo (es. 'destinazione a pubblico servizio') il pubblico ministero deve esprimere chiaramente in imputazione la scelta di contestarle oppure fornire elementi descrittivi tali da renderle immediatamente intelligibili; diversamente il giudice non può legittimamente pronunciarle in sentenza a carico dell'imputato.
  • La modifica del regime di procedibilità di una fattispecie penale (es. trasformazione in reato perseguibile a querela) produce effetti decisivi quando l'aggravante che giustificava la procedibilità d'ufficio non risulti validamente contestata: ciò può determinare l'annullamento della sentenza per difetto di procedibilità.
  • In presenza di più aggravanti che incidono sulla determinazione della pena, l'omissione da parte del pubblico ministero della specifica contestazione di una di esse può comportare l'impossibilità per il giudice di valorizzarla in sentenza; la difesa deve quindi vigilare sul contenuto formale dell'imputazione e chiedere i rimedi processuali (es. eccezioni di nullità o richieste istruttorie).
  • In casi simili, l'operato difensivo dovrebbe enfatizzare: a) l'assenza di chiara contestazione in capo d'imputazione; b) il mancato esame dell'elemento aggravante in primo grado; c) l'impatto di eventuali modifiche legislative sulla procedibilità, chiedendo l'annullamento o la riqualificazione quando opportuno.

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