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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18532/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che i motivi fossero generici, reiterativi e non confrontati con la ratio decidendi della sentenza impugnata. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna di primo grado per più capi di imputazione relativi a falso, contraffazione e sostituzione di persona. Con l'unico motivo deduceva vizio di motivazione quanto all'affermazione della responsabilità penale per i capi a) e c), sostenendo che la condanna si sarebbe fondata soltanto sull'accertamento ricognitivo operato dalla polizia giudiziaria mediante comparazione di rilievi fotografici e sul silenzio serbato dall'imputato rispetto ai fatti contestati. La Corte di cassazione ha ritenuto le censure reiterative e generiche, osservando che non si confrontavano con la motivazione della sentenza di appello. In particolare, per il delitto di cui all'art. 497-bis c.p., la Corte territoriale aveva motivato sulla circostanza che l'imputato era stato trovato in possesso di un documento per l'espatrio falso recante la sua fotografia, elemento da cui derivava l'impossibilità di dubitare della sua partecipazione al reato, almeno a titolo di concorso. Quanto alla tentata sostituzione di persona, le doglianze erano ritenute meramente fattuali e dirette a contestare la valutazione delle prove, già congruamente compiuta dai giudici di merito anche sulla base del riconoscimento della persona e della presenza della fotografia dell'imputato sul documento falso presentato.

Norme richiamate

  • art. 497-bis c.p.

    La norma è richiamata per qualificare il fatto integrato dal possesso di un documento per l'espatrio falso recante la fotografia dell'imputato; la Corte valorizza tale dato per affermare la partecipazione al reato almeno a titolo di concorso.

  • art. 616 c.p.p.

    La norma è implicitamente applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso.

  • Sez. U, n. 8825 del 27/10/2016, dep. 2017, Galtelli, Rv. 268822

    È richiamata per il principio secondo cui le censure che non si confrontano con la motivazione della decisione impugnata sono generiche e non consentono il sindacato di legittimità.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si limita a riproporre doglianze già esaminate in appello senza confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata.
  • Le censure che attaccano la valutazione del materiale probatorio o ricostruzioni di fatto già ritenute congrue dai giudici di merito non sono scrutinabili in sede di legittimità se non si traducono in un effettivo vizio di motivazione nei limiti consentiti.
  • La presenza della fotografia dell'imputato su un documento falso da lui detenuto può costituire un elemento idoneo a fondare la sua partecipazione al reato, quantomeno a titolo di concorso, quando la motivazione di merito lo espliciti in modo coerente.
  • La mera allegazione del silenzio dell'imputato o di una diversa lettura degli elementi di fatto non integra di per sé un vizio di motivazione se la sentenza di merito ha offerto una ricostruzione logica e non manifestamente illogica dei fatti.

Come è indicizzato

MaterieFalsità in atto pubblicoUso di atto falsoImpugnazioni
RamiReati contro la fede pubblicaProcesso penale
SottomaterieFalsità materiale
IstitutiConcorso di personeInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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