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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6986/2025 del 19/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza per manifesta contraddittorietà tra il dispositivo (che condannava) e la motivazione (che affermava l'insussistenza del fatto e l'impossibilità di riqualificare il fatto in appropriazione indebita ai sensi dell'art. 646 c.p.). Sosteneva che nel p.q.m. vi era un errore incoerente con quanto esposto nella motivazione e chiedeva annullamento con o senza rinvio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Perugia. Ha rilevato che, pur essendo il dispositivo quello effettivamente letto in udienza, la motivazione assolutoria e la contestuale esclusione della possibilità di riqualificazione mostrano che la condanna non è sorretta da valida motivazione. Non essendosi trattato di un errore materiale del dispositivo ma di un successivo ripensamento emerso nella motivazione, la decisione è stata annullata per carenza di supporto motivazionale e per contraddittorietà.

Norme richiamate

  • art. 615-ter c.p.

    Norma indicata fra le accuse iniziali; citata solo per ricostruzione contestazioni di fatto senza specifica interpretazione giuridica nella motivazione impugnata.

  • art. 640-ter c.p.

    Come sopra: norma fra le fattispecie contestate nel primo grado; non oggetto di specifica interpretazione decisoria nella sentenza cassata.

  • art. 646 c.p. (appropriazione indebita)

    La Corte territoriale aveva ipotizzato la riqualificazione nei confronti del reato di appropriazione indebita ma la motivazione ha escluso la possibilità di riqualificazione perché l'imputazione non conteneva gli elementi tipici della fattispecie (vincolo di destinazione e dolo di fare propria la somma). Da ciò è derivata la contraddizione con il dispositivo che condannava.

  • art. 611 c.p.p., commi 1-bis e 1-ter

    Richiamato per spiegare che il processo in Cassazione è stato trattato per via scritta per difetto di tempestiva richiesta di discussione; non incide sul merito della contraddittorietà evidenziata.

  • art. 623 c.p.p., comma 1, lett. c

    Norma applicata per individuare la Corte d'appello cui rinviare il nuovo giudizio (rinvio alla Corte d'appello di Perugia).

Massime di principio

  • Il contrasto fra dispositivo e motivazione, se non dovuto a evidente errore materiale, può portare alla cassazione quando la motivazione nega la stessa fattispecie su cui il dispositivo è fondato: il dispositivo non è assoluto se la motivazione mostra che la decisione non ha fondamento logico.
  • La prevalenza del dispositivo sulla motivazione è regola generale ma non assoluta: se la motivazione contiene elementi certi che rendono il dispositivo illogico o infondato, la Corte può annullare e rinviare.
  • Non è lecita la riqualificazione del fatto in reato diverso se l'imputazione originaria non contiene gli elementi tipici di tale fattispecie; la mancanza di tali elementi nella contestazione impedisce una riqualificazione legittima.
  • Se il giudice, dopo aver letto il dispositivo, modifica di fatto la valutazione espressa nella motivazione (ad es. passando dalla condanna all'assoluzione), tale divergenza deve essere sanata in udienza; altrimenti si determina una contraddittorietà rilevante ai fini di annullamento.
  • La Corte di Cassazione può disporre il rinvio per nuovo giudizio quando la condanna manca di adeguata motivazione o presenta incoerenze tali da non consentire l'esercizio del diritto di difesa nel nuovo grado.
  • Per evitare annullamenti, è essenziale che il p.q.m. corrisponda a quanto motivato e che eventuali ripensamenti siano formalmente recepiti in udienza con adeguata rettifica del dispositivo.

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