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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46253/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso era articolato in due motivi: (1) incompetenza territoriale del giudice della misura, con la domanda che la competenza spettasse al Tribunale di Viterbo (luogo di residenza dell'indagato) o al Tribunale di Roma (luogo di accertamento iniziale), e non a Civitavecchia; (2) illegittimità del sequestro preventivo per equivalente delle somme giacenti sul conto corrente intestato alla società Elca, perché il provvedimento aveva ritenuto la "disponibilità" delle somme in capo all'indagato Elio Marchetti sulla sola base della delega ad operare sul conto, senza considerare che la delega, nella disponibilità di un amministratore su conti societari, è strumento ordinario di gestione e non prova automatica di disponibilità personale delle somme.

La decisione

La Corte ha respinto il primo motivo (manifestamente infondato), confermando la correttezza della individuazione del luogo di consumazione del reato (Manzania presso lo studio della professionista che inviò i modelli F24) e richiamando l'applicazione delle regole di competenza dettate dall'art. 8 d.lgs. n. 74/2000 e, se del caso, dal criterio residuale dell'art. 18 (luogo di accertamento). Ha invece accolto il secondo motivo: ha ritenuto illegittima la motivazione del Tribunale che aveva confermato il sequestro basandosi unicamente sulla delega dell'amministratore. La Corte ha precisato che, quando il conto è intestato a una società distinta dall'indagato, la sola delega non è sufficiente a dimostrare la "disponibilità" delle somme per finalità estranee all'attività sociale; è necessario che la pubblica accusa produca elementi specifici (es. prelievi per fini personali, trasferimenti a terzi estranei all'attività sociale, operazioni avulse dall'oggetto sociale) che inducano, in fase cautelare, la probabilità della disponibilità. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Roma, sezione per il riesame, per un nuovo giudizio sul punto relativo alla sussistenza dei presupposti del sequestro.

Norme richiamate

  • art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000

    Norma che delimita il reato fiscale contestato (indebite compensazioni); è il titolo del fatto-reato a cui si riferisce il sequestro.

  • art. 8 d.lgs. n. 74/2000

    Stabilisce le regole specifiche di competenza territoriale per i reati tributari; la sequenza di applicazione (commi 2 e 3 prima, quindi comma 1) è stata richiamata per determinare il giudice competente in via prioritaria.

  • art. 18, comma 1, d.lgs. n. 74/2000

    Criterio residuale che individua, ove non applicabili altre regole speciali, il luogo di accertamento del reato come criterio di competenza territoriale.

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Norma generale sulla competenza territoriale per luogo di consumazione del reato; invocata e applicata dal Tribunale per individuare Civitavecchia (Manzania) come luogo di consumazione.

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Disciplina la competenza per residenza dell'indagato; la Corte ha osservato che tale criterio non rileva qui perché non richiamato dalle norme speciali sui reati tributari.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Riferito nel dibattito giurisprudenziale in tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente; la Corte ha distinto precedenti che riguardavano conti intestati a persone fisiche da quelli relativi a conti societari.

  • art. 322-ter cod. pen.

    Concetto di "disponibilità" del bene, requisito per l'ammissibilità del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente; la Corte precisa che per conti societari la mera delega non prova di per sé la disponibilità personale delle somme.

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma processuale in tema di motivi di cassazione (violazione di norme di diritto) invocata nel ricorso; la Corte ha valutato i motivi di diritto esposti dal ricorrente.

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Richiamato nell'ambito dell'art. 8 d.lgs. n. 74/2000, comma 3, per la regola che alla competenza può concorrere l'ufficio del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato.

Massime di principio

  • Per i reati tributari la competenza territoriale va determinata secondo la specifica scala prevista dal d.lgs. n. 74/2000: verificare prima le regole dei commi 2 e 3 dell'art. 8, poi il comma 1 e, infine, il criterio residuale del luogo di accertamento (art. 18) se le altre regole non si applicano.
  • Il "luogo dell'accertamento" si identifica nell'ufficio che ha svolto la valutazione effettiva e la deliberazione sugli elementi di reato, non nel luogo materiale dove sono stati raccolti i documenti.
  • Quando il conto su cui si chiede il sequestro è intestato a una società distinta dall'indagato, la sola delega dell'amministratore ad operare sul conto non costituisce prova automatica della sua disponibilità personale delle somme: occorrono elementi concreti che indichino l'uso personale o operazioni estranee alla gestione sociale.
  • In fase cautelare l'onere di fornire elementi dai quali logicamente dedurre la disponibilità delle somme grava sulla pubblica accusa; tali elementi possono riguardare prelievi per fini personali, trasferimenti a terzi estranei all'attività sociale o operazioni incongrue rispetto all'oggetto sociale.
  • In sede di impugnazione in Cassazione non è consentito rinnovare la valutazione del merito probatorio: la Corte sindaca questioni di diritto e vizi giuridici di motivazione, non ritiene elementi probatori nuovi o ridiscute le valutazioni di fatto compiute dal giudice.

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