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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39550/2022 del 19/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello sostenendo la contraddittorietà e l'errata applicazione del calcolo delle circostanze attenuanti: la Corte d'appello aveva affermato che il G.U.P. avesse applicato le attenuanti nella massima estensione, mentre in realtà, secondo il ricorrente, le diminuzioni non erano state calcolate nella misura massima (con specifiche incongruenze aritmetiche rispetto alla pena base e alle riduzioni per l'art. 62, n.4 CP e per le attenuanti generiche). Il ricorso contestava quindi la determinazione del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato quanto alla motivazione del trattamento sanzionatorio, annullando senza rinvio la parte della sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena. La Corte ha rilevato che la Corte d'appello aveva erroneamente interpretato la sentenza di primo grado e non aveva dato risposta corretta al motivo di appello specifico. Pur svolgendo un calcolo aritmetico dettagliato (partendo dalla pena base di 5 anni e €1.500, applicando le riduzioni massime per l'art.62 n.4 e per le attenuanti generiche, quindi l'aumento per continuazione e la riduzione per il rito), la decisione dispositiva ha rideterminato il trattamento sanzionatorio finale e ha annullato senza rinvio. Dispositivo (testo finale della sentenza): annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e lo ridetermina in "anni tre, mesi uno, giorni ventitré di reclusione ed euro 1.045,00 di multa".

Norme richiamate

  • art. 606, lett. e) c.p.p.

    "Contraddittorietà della motivazione ex art. 606, lett. e) c.p.p."

    La Cassazione considera che sussiste vizio di motivazione quando il giudice di appello non risponde correttamente a un motivo di impugnazione specifico e interpreta erroneamente la motivazione del giudice di primo grado

  • art. 62, n. 4 cod. pen.

    Norma che disciplina una delle circostanze attenuanti; nel caso è stata valutata la necessità di applicarla nella massima estensione (riduzione fino a un terzo) e di calcolarne correttamente gli effetti sulla pena detentiva e pecuniaria

  • art. 648, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamata per osservare che l'impugnazione era diretta solo al trattamento sanzionatorio e non alla affermazione di responsabilità, rendendo irrevocabile la condanna sul punto di colpevolezza

Massime di principio

  • Nelle impugnazioni sul trattamento sanzionatorio il motivo deve essere specifico: il giudice d'appello e, se necessario, la Cassazione devono fornire risposta puntuale e coerente alle critiche di calcolo.
  • La corretta applicazione delle circostanze attenuanti richiede calcoli aritmetici trasparenti e coerenti sia sulla pena detentiva sia sulla pena pecuniaria; eventuali discrepanze integrano vizio di motivazione.
  • Se la Corte di merito ha indicato principi o risultati chiari che consentono alla Cassazione di rideterminare la pena senza rinvio, la Suprema Corte può annullare e rideterminare direttamente il trattamento sanzionatorio.
  • L'impugnazione limitata al trattamento sanzionatorio non sovverte l'accertamento di responsabilità definitivamente pronunciato: la verifica riguarda solo la congruità e correttezza del calcolo delle pene.
  • In presenza di più attenuanti riconosciute, l'ordine logico di calcolo è: pena base -> applicazione delle singole diminuzioni (con indicazione se nella massima estensione) -> eventuali aumenti (es. continuazione) -> effetti del rito (es. diminuzione per patteggiamento), verificando separatamente l'impatto sulla componente detentiva e pecuniaria.

Testo integrale

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