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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19125/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva l'erronea applicazione della recidiva reiterata da parte della Corte territoriale, lamentando che quest'ultima non avesse motivato adeguatamente la qualificazione della recidiva e non avesse verificato se la ricaduta nel reato fosse sintomatica di maggiore colpevolezza e pericolosità dell'imputato. In primo grado era stata contestata la recidiva reiterata e infraquinquennale; in appello la recidiva reiterata è stata esclusa e confermata quella infraquinquennale con riduzione della pena, ma senza un'adeguata valutazione dei presupposti sostanziali richiesti dall'art. 99 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il motivo nella parte in cui censurava la mancata valutazione concreta della recidiva da parte della Corte di Appello di Ancona. Ha annullato la sentenza impugnata, limitatamente alla questione della recidiva, e ha disposto il rinvio alla Corte di Appello di Perugia perché, secondo i principi richiamati, valuti se la recidiva contestata determini effettivamente un'aggravamento della pena nella fattispecie concreta. Restano confermate le condanne relative ai reati di cui agli artt. 337 c.p. e 186, comma 7, C.d.S., con la pena complessiva ridotta in appello a sette mesi di reclusione, salva la nuova valutazione della recidiva da parte del giudice di rinvio.

Norme richiamate

  • art. 99 cod. pen.

    La Corte richiama il principio consolidato secondo cui, nel caso di contestazione della recidiva, il giudice è tenuto a verificare concretamente se la reiterazione dell'illecito evidenzi maggiore riprovevolezza e pericolosità dell'autore, valutando natura e omogeneità dei reati, distanza temporale, occasionalità della recidiva e altri parametri individualizzanti; non è sufficiente un riscontro meramente formale dei precedenti.

  • art. 337 cod. pen.

    Indica uno dei reati per i quali il ricorrente era stato condannato; nel contesto della sentenza è rilevante come fattore che contribuisce alla storia criminale utile per la valutazione della recidiva, ma la Corte di Cassazione non ha modificato la valutazione del fatto-reato in sé.

  • art. 186, comma 7, Codice della Strada

    Indica l'altro reato per cui il ricorrente è stato condannato (violazione del codice della strada al comma indicato); anch'esso rilevante ai fini della ricostruzione dei precedenti considerati per la recidiva, senza che la Cassazione abbia mutato la qualificazione del reato.

Massime di principio

  • L'aggravamento per recidiva non può basarsi su un mero elenco formale di precedenti: il giudice deve motivare concretamente in che modo la reiterazione del reato indica maggiore colpevolezza o pericolosità.
  • Devono essere presi in considerazione parametri quali natura e grado di offensività dei reati, omogeneità tra i fatti, distanza temporale tra le condanne, occasionalità della ricaduta e elementi della personalità del reo.
  • Se il giudice di merito non effettua questa valutazione motivata, la Cassazione annullerà la statuizione sul punto e disporrà il rinvio per un nuovo esame del profilo recidivistico.
  • Per il difensore conviene contestare la recidiva mostrando elementi di occasionalità, disomogeneità o significativo intervallo temporale tra i fatti; per l'accusa è utile documentare la continuità e l'omogeneità della devianza per sostenere l'aggravamento.
  • In sede di appello, qualsiasi modifica della qualificazione della recidiva (es. esclusione o riduzione) deve essere accompagnata da specifica motivazione: altrimenti è rischioso perché la decisione potrà essere annullata in Cassazione.
  • La valutazione della recidiva è molto individualizzata: lo stesso insieme di precedenti può giustificare un aggravamento in un caso e non in un altro, a seconda degli elementi personali e qualificatori.

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