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Ordinanza

Ordinanza n. 2573/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, sezione prima, n. 692 del 5 maggio 2026, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202604726

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Puglia, sezione staccata di Lecce, che aveva respinto il ricorso contro un provvedimento repressivo edilizio; in sede cautelare è stata chiesta la sospensione dell’efficacia della sentenza

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha appellato la sentenza del TAR Puglia n. 692 del 5 maggio 2026, chiedendone incidentalmente la sospensione ai sensi dell’art. 98 c.p.a. La controversia riguarda un provvedimento repressivo edilizio, rispetto al quale la società ha presentato un’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 d.P.R. 380/2001. La domanda cautelare è stata sostenuta dall’esigenza di evitare l’esecuzione della demolizione entro quattro giorni nell’eventualità di rigetto dell’istanza di sanatoria. Dal testo dell’ordinanza non sono specificamente riportati i motivi di appello nel merito; il giudizio cautelare si è concentrato sulla sussistenza dei requisiti del periculum in mora e del fumus boni iuris.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare. Ha escluso il periculum in mora, rilevando che non era dimostrato un pericolo effettivo, attuale e imminente di danno irreparabile, anche perché l’esito dell’istanza di accertamento di conformità non era preventivabile. Inoltre, il breve termine di quattro giorni per ottemperare alla demolizione, nell’eventualità di rigetto dell’istanza, è stato ritenuto eventualmente riconducibile a una scelta della stessa appellante, che aveva presentato l’istanza soltanto 86 giorni dopo la notificazione del provvedimento repressivo. In via assorbente, il Collegio ha inoltre ritenuto che, a un primo sommario esame, la domanda non presentasse sufficienti elementi di fumus boni iuris. Le spese e gli onorari della fase cautelare sono stati compensati tra le parti in ragione della peculiarità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 98 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare incidentale proposta in appello per ottenere la sospensione dell’efficacia della sentenza impugnata.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Rileva con riferimento all’istanza di accertamento di conformità edilizia presentata dalla società; il suo esito non era ancora preventivabile al momento della decisione cautelare.

Massime di principio

  • La sospensione cautelare della sentenza amministrativa in appello richiede la dimostrazione di un pericolo effettivo, attuale e imminente di un danno irreparabile; tale requisito non è integrato da un pregiudizio meramente eventuale, collegato all’esito incerto di un procedimento amministrativo ancora pendente.
  • Il termine breve per adempiere a un ordine di demolizione non dimostra di per sé il periculum in mora quando la situazione di urgenza sia stata determinata dalla tardiva presentazione, da parte dell’interessato, dell’istanza di accertamento di conformità.
  • In sede cautelare d’appello, la domanda può essere respinta anche sulla base di un esame sommario dal quale non emergano sufficienti elementi di fumus boni iuris, anche quando il Collegio abbia già rilevato l’assenza del periculum in mora.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioTutela cautelare
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiTutela cautelareOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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