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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27829/2024 del 28/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (impresa)

La controversia

La controversia nasce dall'acquisto, da parte di un privato, di una vettura nuova presso una concessionaria di marca, con versamento di una caparra, senza poi ottenere la consegna del veicolo; la concessionaria era nel frattempo fallita. L'acquirente aveva chiesto il pagamento del doppio della caparra a titolo di risarcimento del danno, assumendo che la casa madre avesse revocato la concessione senza ritirare insegne, marchio e modulistica, così ingenerando l'affidamento incolpevole sulla legittimazione della concessionaria a contrattare. La Corte d'appello aveva confermato la decisione di primo grado, valorizzando la tutela dell'affidamento e la rappresentanza apparente/falsus procurator. La società ricorrente ha proposto cinque motivi: (1) violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., per asserita mutatio libelli e decisione su una causa petendi diversa, poiché il danneggiato non avrebbe mai allegato una carenza di potere rappresentativo della concessionaria; (2) violazione degli artt. 1362 ss. c.c., per erronea interpretazione dei contratti, che escludevano espressamente poteri rappresentativi della concessionaria e affermavano la separatezza tra concessionario e casa madre; (3) omesso esame di un fatto decisivo, cioè che l'uso di insegne e modulistica non avrebbe consentito all'acquirente di pretendere qualcosa dalla ricorrente in caso di inadempimento; (4) falsa applicazione dell'art. 1388 c.c., per avere affermato la rappresentanza apparente senza accertare la spendita del potere e la legittima affidabilità del terzo alla luce delle clausole contrattuali; (5) violazione dell'art. 2729 c.c., per difetto dei requisiti di gravità, precisione e concordanza degli indizi sulla apparente rappresentanza e sull'affidamento incolpevole. La Cassazione ha ritenuto fondato il quarto motivo: i principi dell'apparenza del diritto e dell'affidamento incolpevole richiedono sia una condotta del rappresentato idonea a ingenerare l'apparenza, sia la buona fede del terzo e una verifica della ragionevolezza del suo affidamento, alla luce di tutte le circostanze concrete, incluse le clausole contrattuali che definiscono i rapporti tra casa madre e concessionaria. Nel caso concreto la Corte d'appello aveva invece fatto discendere la tutela del terzo dalla sola mancata rimozione di insegne e modulistica, senza accertare se, considerando il contenuto del contratto di vendita, l'acquirente potesse davvero confidare nei poteri rappresentativi della concessionaria. Il primo motivo è stato respinto; gli altri sono stati dichiarati assorbiti.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il quarto motivo di ricorso, ha respinto il primo motivo e ha dichiarato assorbiti gli altri. La sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto con rinvio alla Corte d'appello di Venezia, in diversa composizione, anche per le spese di legittimità. La cassazione ha ritenuto che la corte territoriale non avesse compiuto il necessario accertamento sulla sussistenza, in concreto, dei presupposti della rappresentanza apparente e dell'affidamento incolpevole, dovendo verificare non solo l'apparenza creata dalla casa madre ma anche la conoscibilità da parte dell'acquirente dell'assenza di poteri della concessionaria alla luce del contratto e delle altre circostanze del caso.

Norme richiamate

  • art. 99 c.p.c.

    richiamato come parametro del principio dispositivo; la Corte esclude la sua violazione poiché la domanda introduttiva era coerente con i fatti posti a base della decisione.

  • art. 112 c.p.c.

    il giudice non può pronunciarsi su una domanda diversa da quella proposta; nel caso concreto non vi è stata ultrapetizione perché la decisione è rimasta entro il perimetro dei fatti allegati.

  • art. 1362 c.c.

    richiamato per censurare l'interpretazione del contratto; la Corte, però, non accoglie tale doglianza nel complesso perché assorbe i motivi diversi dal quarto.

  • art. 1388 c.c.

    la rappresentanza apparente richiede un accertamento concreto dei presupposti di spendita/affidamento; non basta la mera apparenza esteriore creata dall'uso di insegne e modulistica.

  • art. 2729 c.c.

    gli indizi devono essere gravi, precisi e concordanti; tuttavia la censura resta assorbita dall'accoglimento del quarto motivo.

Massime di principio

  • I principi dell'apparenza del diritto e dell'affidamento incolpevole operano solo se, oltre a una condotta del preteso rappresentato idonea a creare l'apparenza del potere, sia accertata la buona fede del terzo e la ragionevolezza del suo affidamento alla luce di tutte le circostanze concrete.
  • Nelle controversie sulla rappresentanza apparente, il giudice deve verificare non solo gli elementi esteriori di apparenza, ma anche se le clausole contrattuali e le modalità di conclusione del contratto rendevano conoscibile al terzo l'assenza del potere rappresentativo.
  • Il mero mantenimento di insegne, marchio e modulistica del preteso rappresentato non è di per sé sufficiente a fondare la responsabilità o l'efficacia del contratto verso quest'ultimo, se non è dimostrato che il terzo abbia fatto un affidamento ragionevole e non colposo.
  • Il divieto di ultrapetizione è violato solo quando il giudice attribuisca un bene della vita diverso da quello richiesto o fondi la decisione su una causa petendi estranea ai fatti allegati; non lo è quando la qualificazione giuridica dei fatti resti coerente con la domanda proposta.

Come è indicizzato

MaterieMandatoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaTutela del legittimo affidamentoOnere della prova

Testo integrale

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