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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00250/2025 del 03/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che l'unico motivo si risolvesse in una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle prove, attività riservata al giudice di merito. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la sua responsabilità per estorsione. Con l'unico motivo ha contestato la correttezza della motivazione sulla responsabilità penale, sostenendo in sostanza una diversa ricostruzione dei fatti e una diversa valutazione delle prove. La Corte di cassazione rileva che il ricorso mira a ottenere una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità, poiché la decisione di appello era sorretta da motivazione logica e giuridicamente corretta: dalle deposizioni emergeva che l'imputato, in difficoltà economiche e processuali, aveva minacciato di depositare in Procura documenti compromettenti per costringere le persone offese a rinunciare alle cause pendenti; la minaccia era concreta anche se i documenti non erano stati esibiti; il profitto consisteva nel far cessare le pretese giudiziarie altrui; il messaggio inviato a un terzo confermava la natura estorsiva dell'ultimatum; anche l'intervento del difensore dell'imputato nell'incontro tra i legali veniva letto come coerente con il disegno intimidatorio.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    È il reato per cui era stata affermata la responsabilità; la condotta descritta integra una minaccia finalizzata a costringere la persona offesa a rinunciare alle proprie iniziative giudiziarie, con conseguente profitto per l'agente.

  • art. 591 c.p.p.

    Non citato.

  • art. 6402, del 30/4/1997, Dessimone, Rv. 207944

    Richiamato per il principio secondo cui la Corte di cassazione non può procedere a una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, riservata al giudice di merito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito dedurre censure che, pur formalmente rivolte alla motivazione, mirino in realtà a una nuova valutazione del materiale probatorio e a una diversa ricostruzione dei fatti.
  • La minaccia integra il delitto di estorsione quando abbia una concreta potenzialità intimidatoria e sia funzionale a costringere la persona offesa a un facere o non facere da cui derivi un ingiusto profitto per l'agente, anche se il male prospettato non viene immediatamente eseguito.
  • Il profitto dell'estorsione può consistere anche nell'ottenere la rinuncia o l'abbandono di iniziative giudiziarie o pretese economiche contro l'agente.
  • La valutazione sulla credibilità delle fonti di prova e sulla coerenza del quadro indiziario spetta al giudice di merito e non può essere sostituita in cassazione da una diversa lettura degli stessi elementi.
  • Un messaggio o altra comunicazione che confermi la prospettazione intimidatoria può essere valorizzato come riscontro della natura estorsiva della condotta.

Come è indicizzato

MaterieEstorsioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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