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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48002/2022 del 19/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la condanna per il reato di cui all'art. 660 c.p. per fatti commessi nei giorni 2, 7 e 9 giugno 2018 presso il ristorante "L'Area": contestava la qualificazione della condotta come "molestia"/petulanza (sostenendo che il primo episodio fosse una lite tra ex-coniugi e in luogo non pubblico), lamentava il difetto di procedibilità rispetto a uno degli episodi perché la querela era stata presentata l'8 giugno (mentre uno degli episodi sarebbe del 9) e censurava la valutazione delle testimonianze, ritenendo contraddittoria la decisione sulla credibilità della persona offesa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo i motivi, in gran parte, di natura fattuale e richieste di rivalutazione del merito non consentite in sede di legittimità; ha confermato che la persona offesa era Lucia Cicchini (non il marito), che la condotta era petulante e idonea a costituire il reato ex art. 660 c.p., che il reato è procedibile d'ufficio (quindi la data della querela non impedisce l'applicabilità al fatto del 9 giugno) e che la valutazione della testimonianza della persona offesa è regolare se motivata e credibile; ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso e condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma per la cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 660 cod. pen.

    Contravvenzione per molestie o disturbo alle persone; la sentenza ha ritenuto integrata la fattispecie per petulanza anche in presenza di episodi ripetuti nell'ambiente di lavoro e nelle sue pertinenze, e ha affermato che la petulanza riguarda il perimetro della condotta penalmente rilevante.

  • art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti della valutazione delle dichiarazioni: le regole di cui al comma terzo non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, che possono essere da sole sufficienti se corredata la valutazione di credibilità e attendibilità.

  • Sez. 1, n. 6064 del 6/12/2017 (Girone), Rv. 272397

    Giurisprudenza citata per definire la petulanza come atteggiamento di invadenza e intromissione continua nell'altrui sfera di libertà.

  • Sez. 1, n. 11755 del 01/10/1991 (Poli), Rv. 188987

    Richiama la distinzione tra la petulanza come caratteristica strutturale della condotta e l'elemento soggettivo del delitto.

  • Sez. 1, n. 11514 del 16/03/2010 (Pg in proc. Zamò), Rv. 246792

    Sottolinea che il reato di molestia può essere realizzato anche con una sola azione e non è necessariamente abituale.

  • Sez. 1, n. 3758 del 07/11/2013 (Moresco), Rv. 258260

    Giurisprudenza di supporto al principio che la fattispecie può sussistere anche con singoli atti molesti.

  • Sez. 1, n. 19631 del 12/06/2018 (Papagni), Rv. 276309

    Ulteriore conferma giurisprudenziale sulla non necessaria abitualità per la configurazione della molestia.

  • Sez. 1, n. 25045 del 09/05/2002 (Placidi), Rv. 222705

    Ribadisce che la contravvenzione di cui all'art. 660 c.p. è procedibile d'ufficio, perciò la querela non è condizione di procedibilità.

  • Sez. 1, n. 43704 del 30/10/2007 (Camposano), Rv. 238134

    Supporta il principio della procedibilità d'ufficio dell'art. 660 c.p.

  • Sez. 1, n. 31265 del 27/06/2014 (Terzi), Rv. 261234

    Ancora sul carattere di procedibilità d'ufficio della contravvenzione per molestie.

  • Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012 (Bell'Arte ed altri), Rv. 253214

    Affermata la possibilità che la dichiarazione della persona offesa, se credibile e adeguatamente motivata, possa essere da sola base per la condanna.

  • Sez. 5, n. 21135 del 26/03/2019 (S.), Rv. 275312

    Indica che, se la persona offesa si è costituita parte civile, è opportuno (ma non obbligatorio) riscontrare la sua deposizione con altri elementi atti a escludere l'intento calunniatorio.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 2000

    Richiamata in tema di esclusione di esenzioni dalla condanna per le spese processuali nella dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La contravvenzione per molestie o disturbo alle persone (art. 660 c.p.) può essere integrata anche da singoli atti idonei a molestare; non è necessario che la condotta sia "abituale".
  • Il reato di cui all'art. 660 c.p. è procedibile d'ufficio: la data della querela non incide sulla procedibilità rispetto a fatti successivi alla querela stessa.
  • In sede di cassazione non è consentita la rivalutazione del merito e della prova: le censure che richiedono nuova valutazione delle testimonianze sono inammissibili quando basate su questioni fattuali.
  • La dichiarazione della persona offesa, se valutata come credibile e motivata dal giudice di merito, può da sola fondare la condanna; è però opportuno, soprattutto se la persona offesa è parte civile, verificare la presenza di riscontri che escludano un intento calunniatorio.
  • Il luogo "aperto al pubblico" comprende le pertinenze e l'ambiente di lavoro quando le azioni offensive avvengono in presenza di avventori o pubblico, con conseguente maggior rilevanza della condotta.
  • Epiteti ingiuriosi e gesti volgari compiuti nel luogo di lavoro e alla vista di terzi possono dimostrare il dolo specifico della volontà di molestare e turbare la libertà/altrui quiete.

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