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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43681/2023 del 27/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Perugia che confermava la condanna per peculato per l'appropriazione di euro 10.000 raccolti dal Gruppo Volontari della Protezione Civile di Trevi per la popolazione terremotata di San Biagio; la difesa ha proposto cinque motivi: nullità del decreto di citazione in appello, insussistenza/travisamento della prova e mancata configurabilità del peculato, omissione di applicazione di attenuanti e norme (art. 62 n.4 e art. 323 bis c.p.), errore nella liquidazione del danno alla parte civile e nelle spese, e intervenuta prescrizione del reato.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati tutti i motivi: la prescrizione non era maturata perché la consumazione del peculato è posteriore alla raccolta e può farsi risalire, in mancanza di data certa, al momento della mancata effettiva consegna (manifestazione concreta del vincolo di destinazione verificata a dicembre 2011); il decreto di citazione indicava adeguatamente la sede e la Corte territoriale aveva motivato correttamente; la prova del possesso qualificato e dell'appropriazione è sorretta soprattutto dalla dichiarazione confessoria scritta del Nocchi integrata da testimonianze; la qualifica di "incaricato di pubblico servizio" per il coordinatore del gruppo volontari è confermata in ragione dell'attività di protezione civile; le attenuanti contestate e la richiesta di sospensione dell'esecutività sono state respinte; confermati pena, risarcimento alla parte civile e liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 601 cod. proc. pen. (comma 3)

    Richiamato dalla difesa per censurare l'omessa indicazione del luogo di comparizione nel decreto di citazione in appello; la Corte ha ritenuto che l'indicazione della provenienza e dell'aula rendeva desumibile la sede e non ha ravvisato pregiudizio per la difesa.

  • artt. 157, 160, 161 cod. pen. (prescrizione)

    artt. 157, 160 e 161 cod. pen.

    Usati per calcolare il termine di prescrizione del reato di peculato: la Corte ha valutato il momento di consumazione come successivo alla raccolta e anteriore all'accertamento, con conseguente non maturazione della prescrizione alla data della sentenza.

  • artt. 357 e 358 cod. pen. (incaricato di pubblico servizio / pubblico ufficiale)

    artt. 357 e 358 cod. pen.

    Richiamati nella giurisprudenza citata: la Corte ha confermato che il coordinatore di un'associazione di volontariato inserita nel sistema di protezione civile può essere qualificato 'incaricato di pubblico servizio' quando gestisce fondi legati ai compiti pubblicistici dell'ente.

  • art. 317 bis cod. pen. (misure accessorie)

    Richiamato in riferimento alla interdizione dai pubblici uffici quale misura accessoria; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione di merito sulle pene accessorie comminate.

  • art. 62 n. 4 cod. pen. (attenuante)

    La difesa invocava l'attenuante della confessione o altre riduzioni; la Corte ha escluso l'applicabilità per valutazione di merito, ritenendo la condotta e la somma sufficientemente gravi e la confessione non idonea a giustificare l'attenuante richiesta.

  • art. 323 bis cod. pen. (attenuante speciale?)

    La difesa ha invocato la rilevanza di tale disposizione; la Corte ha escluso la sua applicabilità sulla base delle circostanze e della consistenza della somma appropriata.

  • legge n. 181/1992 (riforma protezione civile)

    Richiamata per spiegare il sistema della protezione civile: le organizzazioni di volontariato che collaborano nel sistema possono svolgere attività di rilievo pubblicistico tali da rendere 'incaricati di pubblico servizio' i loro responsabili quando gestiscono fondi correlati a tali attività.

  • legge n. 225/1992 (istituzione Servizio Nazionale della Protezione Civile)

    legge n. 225 del 24 febbraio 1992

    Utilizzata per qualificare le funzioni pubblicistiche della protezione civile e giustificare la qualifica soggettiva dell'imputato.

  • art. 612 cod. proc. pen. (sospensione dell'esecutività)

    Invocato dal ricorrente per sospendere l'esecutività della condanna al risarcimento; la richiesta è stata ritenuta superata e assorbita dalla decisione di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La consumazione del reato di peculato va collegata al momento in cui la cosa soggetta a vincolo pubblicistico subisce l'interversione rispetto alla destinazione pubblica, non necessariamente alla data della sua raccolta o acquisizione materiale.
  • La qualifica di 'incaricato di pubblico servizio' può estendersi ai responsabili di organizzazioni di volontariato inserite nel sistema di protezione civile quando gestiscono fondi collegati a finalità pubblicistiche, indipendentemente dalla forma giuridica dell'ente.
  • Una dichiarazione confessoria scritta del soggetto è prova decisiva e può assorbire e rafforzare altre fonti di prova testimoniali anche indirette.
  • Per la configurabilità del peculato non è sempre richiesto un formale vincolo di destinazione normativo se la causale e il contesto (attività di protezione civile, finalità pubbliche) dimostrano in modo inequivoco la natura pubblicistica della somma.
  • Le censure procedurali sui vizi formali degli atti processuali (es. indicazione della sede) sono infondate se dall'atto risulta agevolmente desumibile la competenza e non è dimostrato un effettivo pregiudizio per il diritto di difesa.
  • La contestazione dell'omessa applicazione di attenuanti o della determinazione della pena richiede di mostrare la manifesta illogicità o travisamento del fatto, essendo la valutazione della gravità e delle circostanze di merito riservata al giudice di merito.

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