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Cassazione Civile, Ordinanza n. 16097/2024 del 10/06/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (banca)

La controversia

La controversia nasce dalla stipulazione, nel luglio 2011, di un contratto quadro di investimento e del successivo contratto di swap tra un istituto di credito e una società. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità dei contratti ai sensi dell'art. 30, commi 6 e 7, T.U.F., ritenendo mancante l'avviso del diritto di recesso spettante all'investitore nei contratti conclusi fuori sede, e hanno condannato la banca alla restituzione di euro 41.574,30 oltre accessori. In cassazione la banca ha proposto un motivo di ricorso, con due profili: da un lato ha sostenuto che la disciplina del recesso fuori sede non sarebbe applicabile automaticamente, dovendosi verificare in concreto la ratio di tutela dell'investitore, ratio che nel caso di specie sarebbe esclusa perché si trattava di un'operazione complessa, frutto di trattative protratte per due mesi, avente ad oggetto un IRS over the counter non standardizzato, inserito nella copertura del rischio di tasso connessa a un finanziamento a tasso variabile; dall'altro ha sostenuto che la modifica introdotta dall'art. 56-quater del d.l. 69/2013, conv. in l. 98/2013, avrebbe chiarito che la nuova formulazione dell'art. 30 T.U.F. si applica solo ai contratti sottoscritti dal 1 settembre 2013 e non a quello anteriore oggetto di causa.

La decisione

La Corte ha respinto l'eccezione di inammissibilità del ricorso, ha ritenuto fondata la censura principale e ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di appello di Torino in diversa composizione. Secondo la Cassazione, la Corte territoriale ha interpretato in modo troppo esteso l'applicazione del diritto di recesso ex art. 30, comma 6, T.U.F., senza accertare in concreto se ricorresse l'esigenza di tutela dell'investitore dall'effetto sorpresa che costituisce la ragion d'essere dello ius poenitendi. Poiché l'investimento era dedotto come parte di una più ampia operazione economica pianificata, non era possibile presumere automaticamente l'applicazione della nullità. La censura subordinata relativa all'art. 56-quater d.l. 69/2013 è rimasta assorbita. Il giudice di rinvio dovrà anche provvedere sulle spese della fase di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In tema di intermediazione finanziaria, la nullità per mancata informazione sul diritto di recesso nei contratti conclusi fuori sede richiede un accertamento in concreto della funzione protettiva della norma, non essendo sufficiente un'applicazione meccanica del rimedio.
  • Lo ius poenitendi previsto per le operazioni fuori sede è finalizzato a neutralizzare l'effetto sorpresa e a consentire una decisione ponderata dell'investitore; se l'operazione è inserita in una più ampia e pianificata operazione economica, il giudice deve verificare se tale effetto sorpresa sia davvero presente.
  • Quando una parte deduce che l'investimento sia parte di una complessa operazione negoziale, il giudice di merito non può limitarsi alla qualificazione formale del contratto, ma deve accertare il concreto contesto negoziale e la reale esigenza di tutela dell'investitore.

Come è indicizzato

MaterieIntermediazione finanziariaImpugnazioni
RamiBancario e finanziarioProcesso civile
SottomaterieObblighi informativi MIFIDRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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