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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31258/2026 del 13/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda una misura cautelare personale applicata a un indagato ritenuto gravemente indiziato di tentato omicidio in concorso, in relazione a un'aggressione avvenuta di sera in strada. Secondo la ricostruzione accolta dal giudice cautelare, la persona offesa era stata dapprima aggredita da due soggetti su scooter; poco dopo uno dei primi aggressori era tornato con altri complici e, nella seconda fase, la vittima era stata individuata, accerchiata, colpita con calci e pugni e ferita con coltello al volto e al torace, riportando una grave lesione polmonare astrattamente idonea a cagionarne la morte. La posizione del ricorrente veniva ritenuta concorsuale perché avrebbe individuato la vittima nascosta dietro alcune auto, segnalato la sua presenza agli altri correi e svolto funzione di controllo, impedendone la fuga. Con il ricorso per cassazione la difesa contestava: 1) la configurabilità del concorso ex art. 110 c.p. e del tentato omicidio ex artt. 56, 110 e 575 c.p., sostenendo che l'indagato fosse rimasto statico sulla bicicletta elettrica, senza indicare la vittima ai correi né ostacolarne la fuga, e che il Tribunale avesse travisato le videoregistrazioni e attribuito apoditticamente l'animus necandi; 2) la sussistenza delle esigenze cautelari di cui all'art. 274 c.p.p., negando il pericolo di recidiva per la pretesa condotta dissociativa e il pericolo di inquinamento probatorio, ritenuto meramente ipotetico e comunque escluso dall'acquisizione già avvenuta dei video; 3) l'adeguatezza della custodia in carcere, lamentando l'omessa considerazione di misure meno afflittive, anche con braccialetto elettronico, e la mancanza di una motivazione concreta sull'inidoneità delle alternative.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che tutte le censure fossero fattuali e confutative, dirette a sollecitare una rivalutazione del compendio indiziario e cautelare non consentita in sede di legittimità. Ha affermato che il controllo di cassazione sulle misure cautelari è limitato alla violazione di legge e alla manifesta illogicità della motivazione, e che nel caso concreto l'ordinanza del riesame era sorretta da motivazione congrua e non apparente. In particolare, la Corte ha valorizzato la ricostruzione del ruolo dell'indagato come soggetto che aveva individuato la vittima, segnalata ai correi, e che aveva contribuito all'accerchiamento e all'impedimento della fuga, escludendo il travisamento della prova e la mera congettura. Ha inoltre ritenuto adeguata la motivazione sulle esigenze cautelari e sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309 c.p.p.

    richiamato come base del riesame cautelare avverso l'ordinanza applicativa della misura.

  • art. 110 c.p.

    richiamato per la contestazione del concorso di persone nel reato.

  • art. 56 c.p.

    richiamato per la configurazione del tentativo di omicidio.

  • art. 575 c.p.

    richiamato quale fattispecie base dell'omicidio volontario oggetto del tentativo contestato.

  • art. 274 c.p.p.

    richiamato in relazione alle esigenze cautelari di pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    indicato quale parametro del sindacato di legittimità sul vizio di motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    richiamato per la condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    richiamato per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione.

  • art. 52 d.lgs. n. 196 del 2003

    richiamato per l'omissione dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    richiamato per la riproduzione dei motivi di ricorso nei limiti consentiti.

  • art. 192 c.p.p.

    citato indirettamente nel riferimento ai canoni di valutazione delle risultanze investigative e al compendio indiziario.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione avverso un'ordinanza cautelare, sono deducibili solo violazioni di legge e vizi motivazionali manifesti; sono invece inammissibili le censure che richiedono una nuova valutazione del fatto o del compendio indiziario.
  • In materia cautelare, la Corte di cassazione non può rileggere le prove né sostituire la propria valutazione a quella del giudice del riesame sull'attendibilità delle fonti e sulla rilevanza degli elementi raccolti, se la motivazione impugnata è esistente, coerente e non manifestamente illogica.
  • Il concorso nel tentato omicidio può essere desunto non dalla mera presenza sul luogo, ma da condotte concretamente agevolatrici o di controllo funzionalmente inserite nella dinamica dell'aggressione, valutate nel contesto complessivo dell'azione collettiva.
  • L'animus necandi può essere desunto dalle modalità dell'aggressione, dall'uso di armi da taglio, dalla reiterazione e dalla direzione dei colpi, dalla zona del corpo attinta e dalla gravità delle lesioni provocate.
  • Ai fini del pericolo di inquinamento probatorio, rileva anche la possibilità di condizionare fonti dichiarative, soggetti informati sui fatti e ulteriori sviluppi investigativi, non solo la manipolazione di prove già acquisite.
  • La scelta della custodia in carcere è legittima quando il giudice spieghi perché misure meno afflittive, anche con controllo elettronico, non siano idonee a neutralizzare il rischio di reiterazione o di interferenza con le indagini, specie in contesti connotati da spiccata violenza e omertà.

Come è indicizzato

MaterieCustodia cautelareEsigenze cautelariImpugnazioniTentato omicidio
RamiMisure cautelariProcesso penaleDelitti contro la persona
SottomaterieCarcereArresti domiciliariObbligo di firma
IstitutiConcorso di personeTentativoNesso di causalitàOnere della prova

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