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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31076/2026 del 13/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

Nel procedimento a carico di un imputato condannato dal Tribunale per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale in continuazione, il Procuratore generale ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge sul trattamento sanzionatorio. In particolare ha sostenuto che la pena era stata calcolata erroneamente perché il giudice di merito aveva omesso di applicare anche la pena pecuniaria prevista per il reato ritenuto più grave. La questione nasceva dal fatto che il Tribunale, dopo aver riconosciuto le circostanze attenuanti generiche e averle bilanciate in equivalenza con l'aggravante di cui all'art. 625, n. 7, c.p., aveva individuato nel furto il reato più grave e aveva determinato la pena base in nove mesi di reclusione, aumentandola poi per la continuazione con la resistenza a pubblico ufficiale, senza applicare la multa. Il ricorrente ha quindi chiesto la correzione dell'errore nel computo della pena.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso nei limiti esposti in motivazione e ha annullato la sentenza con rinvio al Tribunale competente. Il giudice del rinvio dovrà verificare, una volta effettuato correttamente il giudizio di bilanciamento tra attenuanti generiche e aggravante contestata, quale sia il reato più grave tra furto e resistenza a pubblico ufficiale e, conseguentemente, se debba essere applicata anche la pena pecuniaria prevista dalla legge. È stato inoltre richiamato il divieto di reformatio in peius con riferimento alla pena detentiva.

Norme richiamate

  • artt. 337, 624, 625, n. 7, c.p.

    Il giudice di merito aveva ritenuto la responsabilità per resistenza a pubblico ufficiale e furto aggravato; la Cassazione ha esaminato il corretto calcolo della pena in continuazione tra tali reati.

  • art. 61, n. 7, c.p.

    Richiamato come refuso nella motivazione di merito; la Corte ha precisato che la circostanza correttamente rilevante era quella di cui all'art. 625, n. 7, c.p.

  • art. 625, n. 7, c.p.

    Aggravante del furto oggetto di giudizio di bilanciamento con le attenuanti generiche; incide sulla individuazione del reato più grave e sul trattamento sanzionatorio.

  • art. 337 c.p.

    Reato di resistenza a pubblico ufficiale, considerato in continuazione con il furto; privo di pena pecuniaria, rilevante per la verifica del reato più grave dopo il bilanciamento.

  • art. 624 c.p.

    Reato di furto individuato dal giudice di merito come reato più grave e base del calcolo della pena.

  • Sez. U, n. 25939 del 28/02/2013, Ciabotti, Rv. 255347-01

    Le Sezioni unite hanno affermato che, nel reato continuato, la violazione più grave va individuata in astratto in base alla pena edittale prevista per il reato ritenuto dal giudice, tenendo conto delle circostanze e del giudizio di comparazione fra esse.

Massime di principio

  • Nel reato continuato, la violazione più grave va individuata in astratto considerando la pena edittale del reato prescelto dal giudice, dopo aver tenuto conto delle circostanze e dell'eventuale giudizio di comparazione.
  • Quando il giudice di merito riconosce attenuanti generiche e le bilancia con un'aggravante, deve essere chiaro quale sia il reato che resta più grave ai fini della determinazione della pena base.
  • Se il reato ritenuto più grave prevede anche una pena pecuniaria, questa non può essere omessa nel calcolo del trattamento sanzionatorio, salvo che la legge non lo consenta.
  • In sede di rinvio, il giudice deve correggere l'errore sul trattamento sanzionatorio senza violare il divieto di reformatio in peius sulla pena detentiva.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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