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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14554/2022 del 14/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto la richiesta di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione di opere edilizie ritenute abusive. La ricorrente deduceva: 1) incompatibilità tra l'ordine di demolizione e la delibera consiliare n. 9/2012 (che prevedeva la destinazione prioritaria degli immobili abusivi ad alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale) e l'esistenza di una successiva delibera comunale n. 80 del 27/11/2018 non notificata; 2) violazione del diritto all'abitazione e dell'art. 8 CEDU per mancata proporzionalità della demolizione rispetto alla nuova realtà familiare e sociale, sostenendo l'afflittività della misura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi. Ha ritenuto che la delibera comunale n. 9/2012 abbia carattere generale e non incida automaticamente sulla situazione individuale dell'immobile oggetto della demolizione; la relazione tecnica comunale indicava la destinazione alla demolizione e l'assenza di atti che sanassero l'abusività. La Corte ha inoltre escluso l'equiparazione tra demolizione e confisca (la demolizione è misura di ripristino dello stato dei luoghi) e ha osservato che le censure sulla proporzionalità e sul diritto all'abitazione erano presentate in termini generici e richiedevano una nuova valutazione di fatto non consentita in sede di legittimità. Infine, la ricorrente non risultava neppure essere l'attuale occupante dell'immobile; mancavano prove concrete sulle condizioni economiche e sull'assenza di altre abitazioni. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato come fondamento per la dichiarazione di inammissibilità per manifesta infondatezza; il giudice di legittimità non riesamina fatti la cui valutazione è rimessa al giudice di merito

  • art. 665 e art. 666 cod. proc. pen.

    Norme del procedimento esecutivo penale relative all'incidente di esecuzione e alla disciplina della revoca/sospensione di ordini di demolizione; richiamate tra i motivi di ricorso ma la loro violazione non è stata ritenuta dimostrata

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limite alla motivazione del ricorso in cassazione per questioni già valutate in sede di esecuzione; citato come vincolo per i motivi dedotti

  • d.P.R. 380/2001, art. 31

    Norme urbanistiche edilizie richiamate dal ricorrente; la Corte ha ritenuto che non emergesse un atto amministrativo che avesse sanato l'abuso o modificato la destinazione dell'immobile

  • legge Regione Campania n. 5 del 2013

    Riferita dalla ricorrente in relazione alla disciplina regionale sull'edilizia sociale, ma considerata normativa generale non idonea a incidere sul singolo provvedimento demolitorio senza atto amministrativo specifico

  • legge 1865 n. 2248 (richiamata)

    Citata nel ricorso; la Corte non ha ritenuto che la richiamata normativa modifiesse l'esito del procedimento di esecuzione senza atti amministrativi concreti

  • art. 32 Costituzione

    Richiamato in relazione all'interesse alla salute e alla tutela della persona; la Corte ha ritenuto le allegazioni generiche e non sufficienti a superare l'esigenza di ripristino della legalità

  • art. 8 CEDU

    Invocato per la tutela della vita privata e familiare e del diritto all'abitazione; la Corte ha precisato che l'eccezione di violazione per violazione di proporzionalità necessita di elementi concreti sulla situazione attuale e non è deducibile con argomentazioni generiche

  • art. 1 Protocollo n. 1 CEDU

    Richiamato nel ragionamento sulla proporzionalità e le garanzie patrimoniali connesse; la Corte osserva che la demolizione è misura di ripristino non equiparabile alla confisca e che l'analisi di proporzionalità richiede accertamenti fattuali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'assegnazione delle spese e delle somme dovute in caso di inammissibilità; applicata la condanna della ricorrente al pagamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende e alle spese processuali

Massime di principio

  • Una delibera o norma di carattere generale (piani urbanistici, delibere consiliari) non annulla di per sé un ordine di demolizione emesso da una sentenza: serve un atto amministrativo specifico e concreto che conferisca una diversa destinazione o sanatoria dell'immobile.
  • La demolizione in ambito edilizio è considerata misura di ripristino dello stato dei luoghi e non è automaticamente equiparabile alla confisca sanzionatoria; quindi l'analogia con la giurisprudenza sulle confische è limitata.
  • Le censure basate sui diritti costituzionali o convenzionali (es. art. 8 CEDU, diritto all'abitazione) richiedono allegazioni e prove concrete sulla situazione attuale (effettiva occupazione, composizione e condizioni economiche del nucleo familiare, assenza di altre abitazioni idonee) per essere valutate; affermazioni generiche non sono sufficienti in sede di legittimità.
  • Il giudice dell'esecuzione può revocare un ordine di demolizione solo se emerge un atto amministrativo che renda incompatibile l'ordine o abbia sanato l'abusività; il giudice di legittimità verifica la correttezza di tale valutazione ma non riesamina i fatti e le prove in sede sostanziale.
  • In sede di cassazione non è consentita una nuova valutazione del merito dei fatti: le doglianze che implichino una rivalutazione fattuale sono, di norma, inammissibili o manifestamente infondate.

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