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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23232/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente, già condannato con due sentenze definitive per associazione di tipo mafioso, chiedeva in sede esecutiva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i due titoli, sostenendo che vi fosse unicità del disegno criminoso tra il sodalizio operante dal 1982 al 1987 e quello contestato per il periodo 2009-2015. Deduceva che i due gruppi sarebbero stati in continuità, che la detenzione subita non avrebbe interrotto il programma criminoso e che egli, sin dall'adesione al primo gruppo, avrebbe deciso di mantenere in vita il medesimo sodalizio. Con il ricorso per cassazione denunciava violazione dell'art. 81 c.p. e vizio di motivazione dell'ordinanza di rigetto, richiamando stralci delle sentenze di cognizione per sostenere la continuità tra i due reati associativi.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile. Ha osservato che le censure erano in larga parte di merito e quindi non scrutinabili in sede di legittimità, e che comunque la motivazione dell'ordinanza impugnata non era manifestamente illogica né viziata. Il provvedimento di merito aveva valorizzato la distanza temporale di circa vent'anni tra i primi fatti degli anni Ottanta e il secondo sodalizio, oltre al fatto che l'eventuale gestione carceraria del clan da parte del ricorrente si collocava solo nel periodo 2006-2015, senza dimostrare un programma unitario risalente al 1982. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede un medesimo disegno criminoso originario, che deve essere dimostrato con elementi concreti e specifici; non basta la mera omogeneità dei reati o la contiguità cronologica quando i fatti appaiono espressione di autonome determinazioni.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di ricorso inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede di esecuzione, presuppone una verifica rigorosa di indicatori concreti del medesimo disegno criminoso: omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, causali, modalità della condotta, sistematicità delle scelte di vita e programmazione, sin dall'origine, dei reati successivi almeno nelle linee essenziali.
  • Non è sufficiente, per integrare la continuazione, il solo richiamo all'identità del titolo di reato o alla contiguità cronologica degli addebiti, poiché tali elementi possono indicare mera abitualità criminosa o pluralità di autonome decisioni illecite.
  • Quando si invoca la continuazione tra reati associativi, occorre un'indagine specifica sulla natura dei diversi sodalizi, sulla loro concreta operatività e sulla loro continuità nel tempo; la mera omogeneità delle condotte o la natura permanente del reato associativo non bastano.
  • L'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno dell'unicità del disegno criminoso grava sul condannato che chieda l'applicazione della disciplina del reato continuato.
  • In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione del merito della ricostruzione fattuale compiuta dal giudice dell'esecuzione, salvo che la motivazione sia mancante, manifestamente illogica o affetta da violazione di legge.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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