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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 59/2023 del 03/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha dedotto novità rilevanti: la consistente riduzione di pena in appello (da 17 anni a 9 anni e 4 mesi), il tempo già scontato in regime cautelare (pari a circa 2/3 della pena ridefinita), la dichiarata dissociazione emersa in appello, il luogo di possibile esecuzione della misura proposto, la precedente positiva esecuzione della misura cautelare in altro procedimento senza violazioni e la concessione di 360 giorni di liberazione anticipata in un diverso procedimento. Sosteneva che tali elementi avrebbero neutralizzato le esigenze cautelari che giustificano la custodia carceraria.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale abbia esaminato puntualmente le presunte novità e correttamente ne abbia escluso la capacità di incidere sul quadro cautelare: il mero decorso del tempo e la riduzione di pena non sono sufficienti a superare la presunzione di adeguatezza della custodia carceraria, la dissociazione dichiarata in appello è risultata prospettica e non supportata da elementi concreti di allontanamento dai circuiti criminali, e la gravità dei fatti e il ruolo del ricorrente nell'associazione (art. 416-bis) rendono persistente il pericolo che giustifica la misura intramuraria. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Individua il giudice dell'appello cautelare; la Corte ha ritenuto che il Tribunale, nell'ambito di tale valutazione, abbia correttamente bilanciato le esigenze cautelari rispetto alle novità prospettate dalla difesa.

  • art. 416-bis cod. pen.

    L'aggravante o la fattispecie associativa connotata da carattere mafioso è stata valorizzata come elemento che aumenta la gravità del quadro delittuoso e la pericolosità sociale, giustificando la persistenza della misura custodiale.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma impiegata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La sola riduzione di pena in appello non è automaticamente idonea a giustificare la sostituzione della custodia in carcere con misure meno afflittive; occorre dimostrare in modo concreto che la riduzione incide sulle esigenze cautelari.
  • Il mero decorso del tempo o il buon comportamento durante una precedente misura cautelare non bastano, se non accompagnati da elementi concreti che provino una effettiva modificazione della personalità o della situazione di pericolosità.
  • La dichiarazione di dissociazione resa in sede di appello ha rilievo solo se è supportata da elementi concreti e attuali che mostrino un effettivo allontanamento dai circuiti criminali; le affermazioni prospettiche non sono sufficienti.
  • Quando il ruolo del proposto nella struttura criminale e la gravità dei fatti sono particolarmente rilevanti (es. reati connotati da art. 416-bis), permane una presunzione di adeguatezza della custodia cautelare più severa che la difesa deve superare con prove specifiche e convincenti.
  • Decisioni favorevoli in ambiti diversi (es. concessione di giorni di liberazione anticipata in altro procedimento) hanno valore limitato se usate solo per sostenere il passare del tempo; la loro incidenza va valutata nel contesto complessivo e motivata in modo specifico.

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