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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26/2023 del 03/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza del Tribunale di Torre Annunziata che lo aveva dichiarato colpevole del reato previsto dall'art. 256, comma 1, lett. a), d.lgs. n.152/2006 e lo aveva condannato a tremila euro di ammenda, sostenendo che il giudice aveva negato l'applicabilità della causa di esclusione della punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen. (particolare tenuità del fatto) con motivazione apparente e senza esaminare i parametri richiesti dalla norma (modalità della condotta, esiguità del danno o del pericolo e non abitualità del comportamento).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza limitatamente al punto relativo all'applicabilità della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen., rilevando che il Tribunale non ha valutato né motivato i parametri previsti dalla norma. La decisione è stata rinviata al Tribunale di Torre Annunziata in diversa composizione per un nuovo giudizio esclusivamente su tale punto. Resta invece irrevocabile l'affermazione di responsabilità; la condanna sostanziale non è stata annullata.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.152 del 2006

    art. 256, comma 1, lett. a)

    Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (illecito ambientale) e che ha formato oggetto della condanna di primo grado; la Corte non ha annullato la responsabilità per il reato in sé.

  • codice penale

    Istitutio che esclude la punibilità per particolare tenuità del fatto quando, entro certi limiti edittali, la condotta e l'offesa, valutate con i criteri di cui all'art. 133, risultano di particolare tenuità e il comportamento non è abituale. La Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia effettuato la necessaria valutazione dei parametri richiesti dall'art. 131-bis, motivando così l'annullamento parziale e il rinvio.

  • codice penale

    Fornisce i criteri di valutazione della pena e, per l'art. 131-bis, i criteri per valutare l'esiguità del danno o del pericolo e le modalità della condotta; la Corte ha richiamato l'obbligo di applicare tali criteri per verificare la particolare tenuità.

Massime di principio

  • L'applicabilità dell'art. 131-bis cod. pen. richiede una motivazione specifica e puntuale del giudice sui parametri previsti: modalità della condotta, esiguità del danno o del pericolo (valutata anche secondo art. 133 c.1) e non abitualità del comportamento; formulari o affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Se il giudice non esamina né motiva i singoli profili richiesti dalla norma sulla particolare tenuità, la Corte di Cassazione annulla e dispone il rinvio per un nuovo esame limitato a questa questione.
  • L'annullamento per vizio motivazionale sull'applicabilità della causa di non punibilità può coesistere con la conferma definitiva della responsabilità: la verifica della particolare tenuità è autonoma rispetto al giudizio di colpevolezza.
  • Per la difesa è strategico fornire e sollecitare elementi probatori e argomentazioni chiare su esiguità del danno/pericolo e non abitualità, affinché il giudice possa motivare positivamente l'esclusione della punibilità.
  • Per il pubblico ministero e per il giudice è necessario affrontare espressamente nei motivi e nella motivazione i parametri di legge; l'omissione espone la decisione a cassazione per vizio di motivazione.

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