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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37180/2022 del 03/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per lesioni (art. 590 c.p.) derivanti dall'aggressione di un cane di sua proprietà non munito di museruola. I motivi principali: (1) vizio di competenza processuale — l'imputazione originaria era stata attribuita con i nomen iuris ex artt. 582 e 583 c.p., con devoluzione al Tribunale, mentre in primo grado il fatto era stato poi riqualificato in lesioni colpose (competenza del giudice di pace) e quindi, secondo la ricorrente, doveva essersi verificato il trasferimento della regiudicanda al giudice di pace; la ricorrente sosteneva che la riqualificazione non era basata su nuove emergenze probatorie sopravvenute (essendosi svolto rito abbreviato incondizionato), per cui non poteva operare la perpetuatio iurisdictionis; (2) illegittimo utilizzo, nel rito abbreviato incondizionato, di una consulenza di parte confluita agli atti, poiché secondo la ricorrente in tale rito non sarebbero ammessi mezzi di prova e la parte civile avrebbe dovuto astenersi dal rito abbreviato e chiedere tutela in sede civile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sull'eccezione di competenza, la Corte ha ritenuto che la regiudicanda sia stata trattata in un unico processo unitario che comprendeva anche il reato di cui all'art. 650 c.p., ascritto al coimputato Alliod Alex e di competenza del Tribunale; la connessione e l'unitarietà delle questioni imponevano il simultaneus processus e dunque non vi è stato errore di competenza né pregiudizio per l'imputata. Inoltre, ai sensi dell'art. 63 del d.lg. 28-8-2000, n. 74, alla ricorrente sono state comunque applicate le sanzioni previste per i reati di competenza del giudice di pace. Quanto all'uso della consulenza di parte nel rito abbreviato incondizionato, la Corte ha ritenuto legittimo che il giudice abbia utilizzato la consulenza confluita nel fascicolo del pubblico ministero per le statuizioni civili: la consulenza era presente negli atti, non è stata contestata nella sua attendibilità e il ricorrente non ha dedotto vizi logico-metodologici tali da inficiare il suo valore probatorio. Per questi motivi il ricorso è stato rigettato e la ricorrente condannata alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 590 cod. pen.

    Norma richiamata come titolo di reato per le lesioni contestate (lesioni colpose) nei confronti della parte civile; la Corte ha confermato la condanna in relazione a questa fattispecie.

  • art. 582 cod. pen.

    Richiamato quale nomen iuris originario attribuito alla fattispecie: la ricorrente sosteneva che da tale qualificazione fosse derivata la competenza al Tribunale, ma la Corte ha ritenuto irrilevante la diversa qualificazione originaria alla luce della connessione con altri reati nel medesimo processo.

  • art. 583 cod. pen.

    Analogamente all'art. 582, citato come parte della qualificazione iniziale; la Corte non ha ritenuto che la riqualificazione in corso di giudizio abbia pregiudicato la competenza o i diritti della difesa, data l'unitarietà del processo.

  • art. 650 cod. pen.

    Norma relativa al reato ascritto al coimputato (mancata ottemperanza a provvedimenti amministrativi sulle cautele per i cani); la presenza di questo capo, di competenza del Tribunale, ha giustificato la trattazione unitaria e la permanenza della competenza del Tribunale per il processo complessivo.

  • art. 18 cod. proc. pen.

    Richiamato per affermare che non ricorreva alcuna delle ipotesi previste dalla norma che imporrebbero la separazione dei processi; dunque la connessione ha reso legittima la trattazione unitaria.

  • art. 63 d.lg. 28-8-2000, n. 74

    Richiamato per spiegare che, pur trattandosi di reati di competenza del giudice di pace, alla ricorrente sono state applicate le sanzioni previste da tale disposizione, evitandosi così un pregiudizio per la posizione dell'imputata nonostante la trattazione unitaria del processo.

Massime di principio

  • La connessione fra più capi di imputazione può legittimare la trattazione unitaria del processo davanti al giudice più competente per uno dei reati (simultaneus processus), impedendo il trasferimento obbligatorio ad altro giudice quando non ricorrono le ipotesi di separazione previste dall'art. 18 c.p.p.
  • La riqualificazione giuridica di un fatto nel corso del procedimento non determina automaticamente un vizio di incompetenza se la fattispecie è strettamente connessa ad altri reati trattati unitariamente e non è dimostrato alcun pregiudizio per la difesa.
  • Nel rito abbreviato incondizionato il giudice può tenere conto di documenti e consulenze già confluiti nel fascicolo del pubblico ministero per la liquidazione delle statuizioni civili; tuttavia la parte che si ritiene pregiudicata deve specificamente censurarne l'attendibilità o i vizi metodologici per ottenere rilievo in sede di impugnazione.
  • Se la difesa intende contestare acquisizioni probatorie o evitare che si utilizzino atti di parte, deve valutare l'opportunità di non chiedere il rito abbreviato, optando per un rito che consenta l'assunzione e la discussione dei mezzi di prova.
  • La mancata dimostrazione, in sede di gravame, di vizi logici o metodologici di una consulenza rende difficile ottenere l'esclusione del suo valore probatorio: l'onere di censura è a carico della parte che impugna.

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