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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31992/2025 del 25/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Non ha quindi inciso sulla sentenza di merito, che resta confermata, né sulla condanna già pronunciata in appello.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Palermo che aveva confermato la condanna a mesi cinque di reclusione ed euro 7.500,00 di multa per il reato contestato in relazione alla mancata presentazione presso il Commissariato nei giorni prescritti. Nel ricorso si deduceva, in sostanza, carenza di motivazione della decisione di merito; veniva inoltre richiesta l'applicazione della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., richiamando genericamente la modalità della condotta. La Corte ha ritenuto la doglianza sulla motivazione del tutto generica, osservando che la sentenza impugnata aveva invece fatto puntuale riferimento alle annotazioni di servizio e alle plurime dichiarazioni dei testimoni. Ha poi giudicato inconferenti le ulteriori censure, perché riferite a condotte diverse da quella di omessa presentazione alla polizia giudiziaria oggetto della contestazione. Infine ha reputato apodittica la richiesta di applicazione dell'art. 131-bis c.p., rilevando che il giudice di merito aveva valorizzato i precedenti penali dell'imputato, le modalità della condotta denotanti assoluto disprezzo per le prescrizioni e l'assenza di ulteriori elementi attenuatori.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    Richiamato quale norma concorsuale/di continuazione nella formulazione del capo di imputazione confermato in appello, senza specifiche questioni interpretative affrontate dall'ordinanza.

  • art. 13-bis d.l. n. 14/2017

    Indicato come base normativa del reato contestato, senza ulteriori approfondimenti nel provvedimento.

  • art. 131-bis c.p.

    La richiesta di particolare tenuità del fatto è stata ritenuta apodittica e non confrontata con la motivazione di merito, che aveva escluso la tenuità valorizzando precedenti penali, modalità della condotta e assenza di elementi attenuanti.

Massime di principio

  • È inammissibile la doglianza di cassazione che si limiti a lamentare genericamente la carenza di motivazione senza confrontarsi con gli specifici argomenti posti a base della sentenza impugnata.
  • Le censure che si riferiscono a condotte diverse da quella concretamente contestata sono inconferenti e non possono fondare un valido motivo di ricorso.
  • La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto deve essere sorretta da una concreta e specifica argomentazione, capace di misurarsi con gli elementi valorizzati dal giudice di merito per escluderla, quali precedenti penali, modalità esecutive della condotta e mancanza di circostanze attenuanti.
  • Quando il motivo di ricorso non si confronta con la motivazione della decisione impugnata ed è meramente assertivo, la conseguenza è la declaratoria di inammissibilità con condanna alle spese e alla sanzione in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCause di non punibilità
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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