Cassazione Penale, Sentenza n. 3653/2024 del 29/01/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Sallustro impugna la sentenza di appello che lo ha confermato condannato per corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. A lui si contesta di avere favorito la società "Tele Video" di Alexis Vidakis, proponendo l'acquisto di opere cinematografiche di scarso interesse per "Rai Movie" ma pagate a prezzi elevati decisi unilateralmente da Vidakis; in cambio Sallustro avrebbe ricevuto oltre 40.000 euro tramite sette bonifici nel 2012 e una carta prepagata con spese per oltre 1.800 euro. In Cassazione il ricorrente deduce cinque motivi: (1) incompetenza territoriale (sostiene che il patto corruttivo si è consumato a Roma, dove risiedevano gli uffici RAI); (2) mancata configurabilità del patto corruttivo (i versamenti sarebbero prestiti, mancherebbe il nesso sinallagmatico con gli acquisti e Sallustro non avrebbe potere decisorio); (3) errata qualificazione del fatto, che a suo dire sarebbe corruzione per l'esercizio della funzione ai sensi dell'art. 318 c.p., o comunque non contraria ai doveri d'ufficio; (4) violazione dell'art. 603 c.p.p. per il rifiuto della rinnovazione istruttoria (perizia sul valore dei film); (5) vizio nella determinazione della pena per mancata motivazione sulla scelta di una pena superiore alla metà edittale.
La decisione
La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso e conferma la condanna. Motivi principali: i gravami sono aspecifici e si limitano a riproporre i motivi di appello senza confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. Quanto alla competenza territoriale, la Corte ricorda che il reato di corruzione si perfeziona alternativamente con la promessa o con la dazione/ricezione dell'utilità; quando vi sia dazione/ricezione, la consumazione è nel momento di tale erogazione, che nel caso concreto è avvenuta presso filiali bancarie nella provincia di Bologna, per cui è competente il Tribunale di quella città. Sulla sussistenza del patto corruttivo la Cassazione valuta infondate le censure della difesa: i bonifici, pur posteriori alla stipula del contratto, sono avvenuti entro il breve arco temporale delle trattative e sono ritenuti collegati; il carattere di "prestito" non è provato. Quanto alla qualificazione giuridica, la sentenza di merito ha dimostrato che Sallustro ha agito nell'interesse esclusivo del privato corruttore, abdicando al potere discrezionale e violando le regole dell'esercizio del potere, configurando la corruzione "propria" (art. 319 c.p.). La richiesta di rinnovazione istruttoria era superflua poiché il valore commerciale dei film è irrilevante dopo aver accertato l'animo corruttivo e il collegamento delle dazioni. Infine, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito: la Corte ritiene congrua la pena (sei anni, medio edittale) alla luce dell'entità della remunerazione e della durata della condotta. Conseguenze pratiche: inammissibilità del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende e al risarcimento/ristoro alle parti civili.
Norme richiamate
art. 8, comma 1, cod. proc. pen.
La competenza per territorio è del giudice del luogo in cui si è consumata la dazione/ricettazione dell'utilità; la consumazione avviene al momento dell'erogazione del beneficio.
La corruzione "propria": quando l'atto del pubblico ufficiale, anche esercitando potere discrezionale, è condizionato dall'interesse privato e vengono violate le regole dell'esercizio del potere, l'indebita remunerazione integra questo reato.
La corruzione per l'esercizio della funzione si applica solo se l'atto compiuto realizza comunque l'interesse pubblico tipico della norma attributiva del potere e non implica violazione dei doveri specifici; altrimenti la fattispecie rilevante è quella di cui all'art. 319.
Il rigetto della richiesta di rinnovazione istruttoria è legittimo se il giudice ritiene che l'ulteriore prova sia superflua alla luce degli elementi già acquisiti; la perizia sul valore dei film non era necessaria per la qualificazione del reato.
La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito nel rispetto dei principi indicati da tali articoli; la Cassazione non sostituisce la valutazione del merito se la motivazione non è arbitraria.
L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del proponente alle spese e al pagamento di una somma a favore della Cassa delle ammende; la Corte fissa la somma in considerazione della mancanza di pregio delle censure.
Massime di principio
- La competenza territoriale per reati di corruzione si valuta sul momento della consumazione: se la promessa è seguita da dazione/ricettazione, il luogo della dazione determina la competenza.
- Il nesso causale tra i versamenti e gli atti di ufficio non richiede che il pagamento sia necessariamente antecedente alla stipula contrattuale: pagamenti entro un breve arco temporale e comunque funzionalmente collegati possono costituire il corrispettivo della corruzione.
- Distinguere tra corruzione "propria" (art. 319) e corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318): se l'esercente potere discrezionale abbandona le regole dell'esercizio del potere per perseguire l'interesse privato, si configura l'art. 319; se l'atto realizza comunque l'interesse pubblico e non viola doveri specifici, si applica l'art. 318.
- Le richieste di rinnovazione istruttoria (perizie, acquisizione di nuove prove) possono essere respinte quando la documentazione e le prove già acquisite risultano sufficienti a fondare la qualificazione giuridica del fatto.
- La Corte di Cassazione richiede censure specifiche e argomentate: motivazioni generiche o la riproposizione delle stesse ragioni d'appello senza confronto puntuale portano all'inammissibilità del ricorso e a sanzioni (spese e ammende).
- Sulla determinazione della pena la Cassazione è defilata: conferma le scelte motivate del giudice di merito se non appaiono contrarie a logica o arbitrio; elementi come l'entità della remunerazione indebita e la durata della condotta giustificano aggravazione entro i limiti legali.
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