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Cassazione Penale, Ordinanza n. 34741/2025 del 24/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per un reato in materia di stupefacenti, deducendo: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla attendibilità delle dichiarazioni rese da un coimputato; 2) carenza di "motivazione rafforzata" e mancanza di prove certe della responsabilità, sostenendo che la Corte territoriale non avesse adeguatamente confutato la prima decisione e che il quadro probatorio fosse insufficiente; 3) censura sulla circostanza aggravante ex art. 80, comma 2, d.P.R. 309/1990, che però era già stata esclusa dal giudice di merito; 4) violazione di legge e vizio di motivazione sulla eccessività della pena e sul diniego delle attenuanti generiche. La difesa aveva inoltre depositato memoria per contrastare la prospettata inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, perché la Corte d'appello aveva motivato in modo logico, coerente e puntuale sull'attendibilità del coimputato; ha reputato il secondo e il terzo motivo mere doglianze di fatto, volte a ottenere una non consentita rilettura del compendio probatorio, osservando che il giudice di merito aveva sviluppato un ragionamento probatorio alternativo e adeguatamente confutato la prima sentenza; ha ritenuto il quarto motivo privo di utilità perché rivolto contro un'aggravante già esclusa; ha infine considerato manifestamente infondato il quinto motivo, poiché la Corte d'appello aveva correttamente motivato sul diniego delle attenuanti generiche e sulla congruità della pena, già rideterminata in senso più favorevole. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990

    Individua il reato oggetto della condanna impugnata, in materia di stupefacenti.

  • art. 80, comma 2, d.P.R. 309/1990

    Aggravante evocata con il ricorso, ma già esclusa dal giudice di merito; il motivo è stato ritenuto privo di interesse/favore per il ricorrente.

  • art. 62-bis c.p.

    Richiamato implicitamente quale base del diniego delle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto congrua la motivazione sul punto.

Massime di principio

  • In sede di legittimità, la censura sulla attendibilità di un coimputato è inammissibile o manifestamente infondata quando la sentenza impugnata contiene una motivazione logica, coerente e puntuale sulla coerenza interna e sulla logicità delle dichiarazioni.
  • Le doglianze che mirano a ottenere una diversa lettura delle risultanze probatorie integrano questioni di fatto non deducibili in cassazione, se il giudice di merito ha espresso un apparato argomentativo coerente e non illogico.
  • La motivazione rafforzata richiesta in caso di riforma della decisione di primo grado è sufficiente quando il giudice d'appello confuta specificamente i punti più rilevanti della prima motivazione e spiega le ragioni della sua incompletezza o incoerenza.
  • Un motivo di ricorso è privo di interesse quando investe una circostanza aggravante che risulta già esclusa dalla decisione impugnata.
  • Il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena sono censurabili in cassazione solo se la motivazione sia mancante, apparente o manifestamente illogica; è sufficiente che il giudice indichi gli elementi ritenuti ostativi e la congruità della pena alla gravità del fatto.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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