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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6767/2025 del 18/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza del 13/09/2024 che aveva rigettato l'istanza volta al riconoscimento del vincolo della continuazione tra tre sentenze di condanna rese nei confronti di Bosso (sent. 7081/20, sent. 8783/21, sent. 14159/22). Il ricorrente sosteneva che le estorsioni commesse tra marzo e dicembre 2018 e quelle di maggio-giugno 2018 erano frutto di un unico disegno criminoso riconducibile al gruppo Cuccaro Aprea (rendendo irrilevante la diversa identità dei correi) e che, dunque, dovesse essere riconosciuta la continuazione; contestava altresì l'erroneità della valutazione circa la sentenza 14159/22.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato in parte. Ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente ai delitti di estorsione indicati nelle sentenze n. 7081/20 e 8783/21, rilevando che il giudice dell'esecuzione non si era confrontato con le valutazioni già effettuate in sede di cognizione e non aveva adeguatamente motivato la decisione di escludere il vincolo della continuazione tra quei fatti, che si collocano nello stesso arco temporale e che erano stati già considerati riconducibili a un unico disegno criminoso. Quanto alla sentenza n. 14159/22, la Corte ha confermato il rigetto dell'istanza per quella condanna, ritenendolo giustificato per l'ampio lasso temporale (circa due anni) e per la diversa compagine di soggetti coinvolti e il servizio a clan differenti. La Corte ha quindi rinviato alla Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio, limitatamente ai due delitti di cui alle sentenze 7081/20 e 8783/21.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamata dal ricorrente come parametro per la valutazione della continuazione; la Corte non sviluppa un'interpretazione nuova ma il richiamo segnala la rilevanza della nozione di unità del disegno criminoso nel concorso di reati.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la domanda in sede esecutiva per il riconoscimento della continuazione; la Corte precisa che il giudice dell'esecuzione, pur godendo di autonomia di valutazione, non può ignorare gli accertamenti compiuti in sede di cognizione e deve motivare in modo specifico se intende discostarsene.

  • Giurisprudenza richiamata (Sez.1, n. 2867 del 08/11/2023; Sez.1, n. 54106 del 24/03/2017)

    Principio consolidato secondo cui il giudice dell'esecuzione deve considerare le valutazioni già compiute in sede di merito circa il vincolo della continuazione e motivare adeguatamente la decisione di non riconoscerlo.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione ha autonomia valutativa ma non può trascurare le conclusioni già raggiunte dal giudice di cognizione: se si discosta da tali conclusioni deve fornire motivazione specifica e congrua.
  • La riconducibilità dei fatti a un unico disegno criminoso (continuità) è fortemente sostenuta dalla prossimità temporale e spaziale e da valutazioni già operate nella fase di merito; tali elementi richiedono uno sforzo motivazionale maggiore per essere superati in sede esecutiva.
  • L'identità dei correi non è di per sé decisiva: reati commessi in prossimità temporale e riconducibili allo stesso gruppo criminale o disegno possono configurare continuazione anche con correi diversi, salvo elementi concreti contrari (ampio intervallo temporale, appartenenza a clan differenti).
  • Un ampio intervallo temporale (es. anni) e la prova che le condotte siano state poste in essere per clan o gruppi criminali diversi sono fattori che giustificano il rigetto della domanda di continuazione.
  • Se in sede di cognizione è già stato riconosciuto il vincolo della continuazione tra gruppi di reati, il giudice dell'esecuzione deve motivare adeguatamente ogni ragione per non riconfermarlo; in mancanza, la decisione è annullabile e rinviabile.

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