Cassazione Penale, Sentenza n. 3037/2025 del 27/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza di convalida dell'arresto per furto aggravato lamentando la violazione dell'art. 143 c.p.p., nonché dei principi dell'art. 6 CEDU e degli artt. 24 e 111 Cost., per mancata traduzione degli atti e/o mancata nomina di interprete. Sostenevano di non conoscere sufficientemente l'italiano (incapacità di comprendere il contenuto legale degli atti), deduzione corroborata, secondo loro, dal fatto che in fase di interrogatorio di garanzia uno aveva negato i fatti e l'altro si era avvalso della facoltà di non rispondere, per poi accettare il patteggiamento.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il diritto all'assistenza di un interprete non sussista automaticamente per lo status di straniero ma solo quando sia accertata l'incapacità di comprensione della lingua italiana. Dalla documentazione è emerso che entrambi gli indagati avevano risposto alle domande sulle generalità senza lamentare difficoltà linguistiche, non avevano richiesto interprete né traduzione durante la convalida, e successivamente avevano richiesto il patteggiamento senza segnalare alcun bisogno di interprete. Pertanto non è stato dimostrato il requisito dell'incapacità di comprensione previsto dall'art. 143 c.p.p. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Il diritto all'assistenza dell'interprete non è automatico per lo straniero: richiede l'accertata incapacità di comprendere la lingua italiana; grava sull'interessato l'onere di dichiarare o dimostrare tale incapacità; l'autorità giudiziaria valuta la necessità.
art. 6 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)
Richiamato come principio generale sul diritto a un processo equo e alla comprensione degli atti; applicato congiuntamente all'art. 143 c.p.p. ma non in modo da derogare al requisito dell'accertata incapacità linguistica.
art. 24 Cost.
Richiamato come principio costituzionale di tutela giurisdizionale e diritto alla difesa; la Corte ne trae conferma dell'obbligo di assicurare comprensione, fermo restando l'onere della prova della incapacità linguistica.
art. 111 Cost.
Richiama il principio del giusto processo; integrato con art. 6 CEDU nella valutazione complessiva dei diritti processuali dell'imputato.
art. 110, 624, 625 nn. 5 e 8-bis cod. pen.
Norme penali che definiscono i reati contestati (concorso, furto aggravato e circostanze aggravanti). Sono richiamate in fatto per descrivere l'imputazione oggetto della convalida dell'arresto.
Massime di principio
- Il diritto all'interprete o alla traduzione degli atti non sorge automaticamente dallo status di straniero: è necessario che l'interessato dichiari o dimostri l'incapacità di comprendere l'italiano.
- La condotta processuale dell'imputato (es.: rispondere alle domande del giudice, non chiedere interprete, presentare istanze senza segnalare difficoltà linguistiche) è elemento rilevante per valutare l'effettiva necessità dell'interprete.
- La mancata richiesta di interprete o traduzione in fase di convalida o in udienze successive indebolisce successivi motivi di impugnazione fondati su presunta incomprensione linguistica.
- Il difensore ha l'onere pratico di richiedere tempestivamente l'interprete/ traduzioni se vi è ragione di ritenere che il suo assistito non comprenda l'italiano; la mancata iniziativa può essere valutata negativamente dal giudice.
- In situazioni simili è consigliabile documentare l'incapacità linguistica (dichiarazioni, certificazioni, attestazioni) e richiedere formalmente la nomina di interprete o la traduzione degli atti al primo segnale di difficoltà, onde evitare l'inammissibilità o il rigetto del reclamo per carenza probatoria.
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