Cassazione Penale, Sentenza n. 20050/2022 del 23/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Milano che li ha condannati per reati tributari (omessa presentazione di dichiarazioni IRES/IVA; dichiarazione fraudolenta) e, per alcuni, per il concorso in struttura organizzata: contestano la sussistenza del dolo (soprattutto per i legali rappresentanti 'di facciata'), la competenza territoriale, la corretta qualificazione dei reati (più norme alternative vs reato unico), l'applicazione della continuazione e del calcolo delle pene, il diniego di attenuanti generiche e la legittimità della confisca per equivalente; De Vincentis in particolare deduce l'assenza dell'obbligo dichiarativo per una società formalmente cancellata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato i principi ritenuti dal giudice d'appello: responsabilità dei legali rappresentanti pro tempore per l'omessa presentazione delle dichiarazioni (anche quando fungono da prestanome), rilevanza dell'obbligo dichiarativo previsto dal DPR 322/1988 e conseguente responsabilità diretta; non ha accolto l'eccezione di incompetenza territoriale né le doglianze sulla reinterpretazione probatoria in sede di legittimità; ha ritenuto corretta l'applicazione della continuazione tra omissioni relative a IRES e IVA per lo stesso anno e la determinazione degli aumenti di pena; ha respinto le censure sulla confisca e sull'esenzione dall'obbligo dichiarativo in caso di cancellazione societaria quando l'attività è proseguita di fatto.
Norme richiamate
Norma citata in relazione all'accusa di associazione per delinquere; la Corte non ha ritenuto fondata l'eccezione di incompetenza territoriale fondata su deduzioni fattuali contrarie alla motivazione del giudice di merito.
Richiamati per il concorso materiale e formale tra imputati nell'associazione di reati tributari; la Cassazione ha confermato l'applicazione nei confronti dei partecipanti ritenuti coinvolti.
omessa presentazione di "una delle dichiarazioni"
La Corte interpreta l'articolo come riferito alla omessa presentazione di ciascuna dichiarazione (IRES o IVA) e ritiene che omissioni relative a dichiarazioni diverse possano essere materialmente diverse e soggette a regime di continuazione se riferite allo stesso anno d'imposta.
indicazione in "una delle dichiarazioni"
Analogamente all'art.5, la norma punisce la presentazione di una delle dichiarazioni con contenuti falsi; la Corte chiama in causa la diversità materiale tra dichiarazioni relative a imposte diverse.
art. 1 e art. 8, d.P.R. n. 322 del 1988
dichiarazioni relative alle imposte dirette e all'IVA devono essere sottoscritte dal legale rappresentante
La Cassazione sottolinea che l'obbligo dichiarativo grava direttamente sul legale rappresentante, giustificando la responsabilità penale di quest'ultimo anche quando sia 'prestanome', perché la firma e la responsabilità formale impongono doveri di vigilanza.
art. 40, comma secondo, cod. pen.
Citare l'articolo per distinguere la responsabilità derivante dalla violazione di un dovere di controllo (art.40 cpv.) dalla responsabilità che deriva dall'obbligo dichiarativo gravante direttamente sul rappresentante; la Corte ha ritenuto che qui la responsabilità derivi dall'obbligo diretto di legge, non solo da un dovere di controllo.
art. 8 e art. 9 cod. proc. pen.
Norme richiamate in relazione alla competenza territoriale per reati associativi; la Corte ha rigettato l'eccezione di incompetenza fondata su elementi fattuali non decisivi in sede di legittimità, ribadendo i criteri applicabili e l'assenza di travisamento della prova.
Norma sul cumulo giuridico e determinazione delle circostanze e della pena; la Corte ha ritenuto corretta la determinazione della pena-base e gli aumenti per continuazione applicati dal giudice di merito.
Richiamata nella censura sulle attenuanti generiche, la Corte ha ritenuto non sindacabile la valutazione discrezionale del giudice di merito in ordine all'applicazione delle attenuanti quando fondato su precedenti specifici.
Richiamata in relazione al vizio di omessa motivazione: la Corte ha ritenuto le doglianze meramente rivalutative dei fatti e non idonee in Cassazione.
Massime di principio
- Il legale rappresentante di una persona giuridica è penalmente responsabile dell'omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali previste, perche' l'obbligo grava direttamente su chi sottoscrive le dichiarazioni; la qualifica di 'prestanome' non esclude responsabilità se manca prova convincente e specifica della sua estraneità.
- Le omissioni o le false dichiarazioni relative a imposte diverse (es. IRES e IVA) sono condotte materialmente diverse; quando riguardano lo stesso anno di imposta la giurisprudenza consente di applicare la continuazione interna tra i reati dichiarativi/omissivi.
- In sede di Cassazione non è possibile ottenere una rivalutazione globale e fattuale delle prove: le questioni di fatto e la valutazione della attendibilità delle testimonianze sono riservate al giudice di merito salvo vizio evidente di travisamento o manifesta illogicità richiamabile dal testo della motivazione.
- Le eccezioni di incompetenza territoriale per reati associativi richiedono un esame ex ante basato sulle emergenze già cristallizzate; deduzioni fattuali che richiedano un nuovo apprezzamento probatorio risultano inammissibili in cassazione.
- La cancellazione formale di una società non esclude subito la responsabilità tributaria se l'attività imprenditoriale è proseguita di fatto; l'effettività dell'attività rileva ai fini dell'obbligo dichiarativo e della possibile configurazione del reato.
- Per impugnare con successo in Cassazione decisioni penali occorre motivi specifici e correlati alla motivazione del giudice di merito: censure generiche o solo ricostruzioni alternative dei fatti rischiano l'inammissibilità.
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