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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15401/2023 del 12/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 19/05/2022 che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti dal GIP. Motivi principali: 1) nullità o carenza motivazionale (art. 125 c.p.p. e art. 111 Cost.) per presunta totale copia di motivazione da altro provvedimento; 2) inutilizzabilità delle intercettazioni perché originate da autorizzazione per il reato associativo (art. 416-bis) e non riconducibili al reato di corruzione contestato ad Angelo (eccezione di mancata connessione ex art. 12 c.p.p. e divieto di utilizzazione di cui all'art. 270 c.p.p.); 3) assenza di elementi a sostegno dell'aggravante di "agevolazione mafiosa" ex art. 416-bis 1 c.p.; 4) carenza di motivazione in ordine alle esigenze cautelari e mancata indicazione di elementi concreti e specifici che giustifichino la misura (art. 309 co.9 c.p.p. e art. 292 co.2 lett. c) c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato. Primo e settimo motivo dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza; i motivi relativi all'inutilizzabilità delle intercettazioni e all'insussistenza dell'aggravante sono stati ritenuti infondati. La Corte ha confermato che le intercettazioni sono utilizzabili in quanto la corruzione contestata è oggettivamente connessa all'attività delittuosa dell'associazione mafiosa (art. 12 c.p.p.), che l'aggravante di agevolazione al clan Moccia è sufficientemente sostenuta dal materiale indiziario e che sussistono esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) giustificanti il mantenimento degli arresti domiciliari. Al rigetto del ricorso è seguita la condanna del ricorrente alle spese ex lege.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Le intercettazioni autorizzate per investigare un reato associativo possono essere utilizzate anche per reati diversi (es. corruzione) se sussiste una connessione oggettiva tra le condotte: non è sufficiente la mera contiguità di soggetti, ma va dimostrato che l'attività illecita si inserisce nel medesimo disegno criminoso o nelle medesime finalità dell'associazione.
  • La contestazione di un'aggravante "mafiosa" richiede valutazione dell'impatto economico e della consapevolezza degli indagati circa l'utilizzo dei proventi in favore del clan; prove indirette (intercettazioni, videoriprese, controlli contabili) possono essere ritenute sufficienti in sede cautelare se congruamente motivate.
  • La ripresa testuale di argomentazioni tra provvedimenti emessi su medesimo compendio probatorio non costituisce automaticamente nullità della motivazione: conta la coerenza logica e la specificità degli argomenti rispetto al singolo interessato.
  • Per contrastare l'utilizzabilità delle intercettazioni è necessario dimostrare l'assenza di connessione secondo i parametri dell'art. 12 c.p.p.; obiezioni formali sul tramite investigativo (es. originaria autorizzazione) hanno efficacia limitata se il collegamento materiale emerge dagli atti.
  • In sede di riesame/cassazione le esigenze cautelari possono essere confermate sulla base della gravità del fatto, della durata del comportamento illecito, della personalità dell'indagato e della presenza di aggravanti, purché la motivazione risulti specifica e non meramente enunciativa.
  • Chi impugna una misura cautelare per carenza di motivazione deve illustrare in modo circostanziato perché le argomentazioni del giudice siano illogiche o insufficienti, non bastano contestazioni generiche.

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