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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 903/2024 del 10/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila che aveva riformato il proscioglimento pronunciato dal Tribunale di Pescara e l'aveva riconosciuta responsabile del delitto di appropriazione indebita. I motivi di ricorso si concentrano su: (1) presunta inosservanza delle norme processuali e illegittima conversione in appello di ricorsi per cassazione (art. 580 cod. proc. pen.), con particolare riferimento all'inammissibilità originaria dell'appello della parte civile; (2) violazione di legge, carenza e travisamento della motivazione quanto alla sussistenza dell'elemento soggettivo del reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.), sostenendo che gli elementi forniti dimostrerebbero solo inadempimento civilistico e non dolo di appropriarsi del bene.

La decisione

La Corte di legittimità ha giudicato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha affermato che la conversione del ricorso per cassazione in appello ai sensi dell'art. 580 cod. proc. pen. è ammissibile anche se l'impugnazione originaria della parte civile risultava inammissibile, consentendo la congiunta trattazione dei mezzi di impugnazione presentati dalle parti pubbliche. Quanto al merito penale, la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello abbia adeguatamente comprovato la sussistenza dell'elemento psicologico del delitto di appropriazione indebita (la coscienza e volontà di appropriarsi del bene sapendo di agire senza diritto), e che il mero inadempimento non può essere confuso con la condotta penalmente rilevante quando il detentore manifesta la volontà di tenere il bene uti dominus. Ha quindi confermato la condanna applicata in appello. La ricorrente è stata altresì condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 580 cod. proc. pen.

    Consente la conversione del ricorso per cassazione in appello: la Corte ha ritenuto ammissibile il meccanismo anche se l'impugnazione della parte civile era originariamente inammissibile, giustificando la congiunta trattazione delle impugnazioni e il ruolo del giudice d'appello come giudice naturale per la decisione.

  • art. 646 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di appropriazione indebita: la Corte ha interpretato che il reato si realizza quando il detentore manifesta la volontà di appropriarsi del bene "uti dominus", ossia la coscienza e volontà di possederlo senza diritto; il mero inadempimento contrattuale non è sufficiente se non sussiste tale volontà.

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Elenca i motivi di cassazione; i motivi richiamati dalla ricorrente (inosservanza norme processuali e violazione di legge/travisamento della prova) sono stati esaminati e ritenuti infondati dalla Corte.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali della parte che propone il ricorso rigettato: applicata per condannare la ricorrente al pagamento delle spese.

  • art. 569 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto dei ricorsi per cassazione proposti inizialmente dalla parte pubblica, poi convertiti in appello ai sensi dell'art. 580.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato come principio di ragionevole durata e accesso alla giustizia nell'ambito della trattazione degli strumenti impugnatori; la Corte osserva la funzione residuale del ricorso per cassazione e le interazioni strategiche tra mezzi di impugnazione.

  • Giurisprudenza: Sez. U. n. 35599/2012

    Richiamata dalla ricorrente a sostegno della tesi di inammissibilità originaria dell'appello della parte civile; la Corte, tuttavia, si pone su orientamenti più recenti che ammettono la conversione e la congiunta valutazione degli atti in appello.

  • Giurisprudenza: Sez. 3 n. 41709/2018 e successivi

    Citata dalla Corte come orientamento consolidato in favore della possibilità di conversione del ricorso in appello e della relativa cognizione del giudice d'appello, considerato più aderente al dato normativo e al diritto di difesa.

Massime di principio

  • La conversione del ricorso per cassazione in appello ai sensi dell'art. 580 cod. proc. pen. è possibile anche quando l'impugnazione originaria di una parte (ad es. la parte civile) sia oggettivamente inammissibile; il giudice d'appello può quindi conoscere e decidere congiuntamente le impugnazioni convertite.
  • Il ricorrente in cassazione che denunci il travisamento della prova deve indicare con precisione la decisività dell'omissione o dell'errata valutazione rispetto alla logica e alla coerenza dell'apparato motivazionale impugnato: non basta segnalare l'esistenza di prove non considerate.
  • Nel reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) la mera inadempienza contrattuale non integra automaticamente il reato: è necessario dimostrare la coscienza e la volontà del detentore di comportarsi come proprietario, rifiutando senza giustificazione la restituzione del bene.
  • Le strategie processuali delle parti (es. scelta tra ricorso per cassazione e appello) possono determinare effetti sul percorso processuale; il giudice non può sostituirsi alle scelte delle parti con interpretazioni restrittive della disciplina degli strumenti impugnatori in assenza di chiari parametri di legge.
  • La condanna alle spese per il ricorso rigettato è prevista dall'art. 616 cod. proc. pen. quando il ricorso viene respinto; pertanto, la presentazione di ricorsi infondati può comportare anche l'onere economico a carico del ricorrente.

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