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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22981/2026 del 22/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (detenuto)

La controversia

Il detenuto aveva presentato istanza-reclamo per ottenere il risarcimento del danno da detenzione asseritamente svolta in condizioni degradanti, ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen., con riferimento a due istituti penitenziari. Il magistrato di sorveglianza, all'esito dell'udienza camerale in contraddittorio ex art. 35-bis ord. pen. e art. 666 c.p.p., aveva rigettato la domanda ritenendo che dagli atti risultasse un adeguato spazio vitale e ulteriori condizioni detentive non lesive. Con un unico motivo di ricorso, la difesa ha dedotto la violazione dell'art. 35-ter ord. pen., sostenendo che, con specifico riguardo a uno degli istituti, la camera di detenzione aveva uno spazio individuale inferiore a 3 mq e che il giudice di sorveglianza avrebbe omesso di esaminare la relazione acquisita, dalla quale emergevano i dati dimostrativi dell'insufficienza della superficie netta computabile.

La decisione

La Corte non ha esaminato il merito della pretesa risarcitoria, ma ha ricondotto l'impugnazione al rimedio corretto. Ha ritenuto che il provvedimento del magistrato di sorveglianza fosse stato emesso all'esito di udienza camerale in contraddittorio ex art. 35-bis ord. pen., sicché contro di esso non era esperibile ricorso per cassazione ma reclamo al Tribunale di sorveglianza. Tuttavia, poiché l'atto era stato comunque indirizzato al giudice competente e poteva essere conservato nella sua efficacia, la Corte lo ha qualificato come reclamo ai sensi dell'art. 568, comma 5, c.p.p. e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di sorveglianza di Ancona per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    norma che disciplina la domanda di risarcimento/compensazione per pregiudizio derivante da detenzione in condizioni inumane o degradanti.

  • art. 35-bis ord. pen.

    prevede, per i provvedimenti resi all'esito del contraddittorio, il reclamo al tribunale di sorveglianza avverso l'ordinanza del magistrato di sorveglianza.

  • art. 666 c.p.p.

    richiamato quale disciplina del procedimento camerale davanti al magistrato di sorveglianza; la differenza tra decisione de plano e decisione dopo udienza incide sul mezzo di impugnazione esperibile.

  • art. 568, comma 5, c.p.p.

    consente la qualificazione dell'atto di impugnazione in base al suo contenuto, in attuazione del principio di conservazione degli atti e del favor impugnationis.

Massime di principio

  • Avverso l'ordinanza del magistrato di sorveglianza resa all'esito di udienza camerale in contraddittorio ex art. 35-bis ord. pen. è esperibile il reclamo al tribunale di sorveglianza, a prescindere dalla formula terminativa adottata dal primo giudice.
  • La qualificazione dell'impugnazione deve privilegiare il contenuto sostanziale dell'atto e la volontà di devolvere la questione al giudice competente, quando ciò consenta di salvare l'efficacia dell'impugnazione stessa.
  • Il principio di conservazione degli atti e il favor impugnationis impongono di riqualificare l'atto erroneamente denominato quando esso sia stato indirizzato all'organo giudiziario corretto o comunque sia idoneo a raggiungere lo scopo processuale.
  • Nella materia delle domande ex art. 35-ter ord. pen. occorre distinguere tra provvedimento reso de plano e provvedimento reso dopo contraddittorio: solo nel primo caso si pone il ricorso per cassazione contro il decreto di inammissibilità, mentre nel secondo opera il reclamo al tribunale di sorveglianza.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMisure alternative
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiNe bis in idem

Testo integrale

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