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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27803/2024 del 11/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. proposto dal difensore con duplice censura: 1) omissione motivazionale della Corte di Cassazione rispetto alla specifica censura sul riconoscimento dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa (capo 39 sexies), omissione che avrebbe avuto rilievo decisivo perché l'esclusione dell'aggravante avrebbe comportato l'estinzione del reato per prescrizione; 2) errore di fatto nella valutazione della Corte di Cassazione, che avrebbe valorizzato elementi non accertati dai giudici di merito (tra cui il presunto contatto di Cesare Muto con Salvatore Grande Aracri all'epoca del fatto e la posizione processuale di Antonio Muto), ossia una errata percezione degli atti che avrebbe influito sul riconoscimento dell'aggravante speciale di cui all'art. 416-bis.1 c.p.

La decisione

Il ricorso è dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le doglianze proposte costituiscano, in larga misura, una rivalutazione di merito non consentita col rimedio straordinario: la presunta omissione motivazionale non sussiste (la Cassazione aveva affrontato l'aggravante) e le contestate 'percezioni' dei fatti rientrano in valutazioni giudiziarie. Richiamando giurisprudenza delle Sezioni Unite, la Corte ha precisato che l'errore di fatto è ammesso solo se si tratti di palese e non valutativo errore percettivo; qui predominano profili di giudizio. Conseguentemente il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio straordinario ex art. 625-bis è di natura eccezionale e ammette correzioni solo per errori di fatto non riconducibili a valutazioni di merito; non consente una nuova valutazione probatoria o una impugnazione ordinaria della decisione

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    L'aggravante dell'agevolazione mafiosa è stata valutata come questione di fatto e di convincimento; la Corte ha ritenuto che gli elementi richiamati nei gradi di merito (collegamenti operativi, fatturazioni e strumentalità della società) giustificassero il riconoscimento dell'aggravante

  • Sez. U, n. 18651 del 26/03/2015 (Moroni, Rv. 263686)

    Giurisprudenza richiamata per distinguere l'errore di fatto dall'errore di giudizio: quando la decisione contiene valutazioni anche di fatto non riconducibili a mera percezione fuorviante, non è configurabile l'errore di fatto rimediabile con l'art. 625-bis

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis è uno strumento molto limitato: va usato solo per dimostrare un errore di percezione dei fatti palese e non per chiedere una diversa valutazione delle prove
  • Per ottenere ammissibilità serve puntare a un errore fattuale specifico, inequivocabile e decisivo per il giudizio, non a contestazioni generiche sulla logica o sulla valutazione compiuta dai giudici di merito
  • La semplice affermazione che una circostanza sarebbe ‘‘insussistente’’, se fondata su valutazioni contrapposte dei fatti, viene considerata una rivalutazione di merito e porta all'inammissibilità
  • Se si lamenta omissione motivazionale occorre indicare precisamente quale passaggio mancasse e dimostrare che l'assenza di quella motivazione pregiudichi l'esercizio del diritto di difesa o abbia inciso sul decidere in termini non valutativi
  • In pratica, per casi analoghi: documentare con fonti processuali puntuali l'errore fattuale (atti, documenti, provvedimenti) e mostrare che l'errore non è frutto di una valutazione probatoria, altrimenti il rimedio sarà dichiarato inammissibile
  • Se l'esito auspicato dipende dall'esclusione di un'aggravante che a sua volta richiede rivalutazione di elementi probatori, è più appropriato il ricorso in sede ordinaria o altri rimedi previsti, non il straordinario per errore di fatto

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