Sentenza n. 3231/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Campania, Sezione staccata di Salerno, che aveva in parte dichiarato improcedibile e in parte respinto il ricorso contro ordinanze di demolizione e dinieghi di sanatoria relativi a opere edilizie abusive
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società aveva impugnato le ordinanze comunali di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, nonché i provvedimenti di diniego delle istanze di sanatoria presentate per dieci manufatti e strutture realizzati sull'area aziendale. Le opere comprendevano manufatti in muratura, tettoie, strutture in ferro e lamiera, locali accessori e una struttura temporanea, per una consistenza complessiva indicata dall'amministrazione in circa 1700 mc. Il Comune aveva motivato i dinieghi rilevando che l'area ricadeva prevalentemente in zona urbanistica D, sottozona ARUCT commerciale-turistica/alberghiera, e in parte in zona G1 di rispetto stradale; nella zona D gli interventi erano subordinati alla previa formazione e approvazione di un piano urbanistico attuativo e alla stipula di una convenzione, mai intervenute. Il Comune aveva inoltre qualificato le opere come rilevanti trasformazioni urbanistiche ed edilizie soggette a permesso di costruire, non suscettibili di regolarizzazione mediante SCIA in sanatoria. Il TAR aveva ritenuto legittimi i dinieghi per mancanza della doppia conformità richiesta dall'art. 36 d.P.R. 380/2001 e aveva dichiarato improcedibile la parte del ricorso relativa alle ordinanze demolitorie, in ragione della pendenza delle domande di sanatoria. La società aveva proposto appello contro la sentenza. Nel corso del giudizio d'appello, tuttavia, aveva depositato un'istanza per la programmazione dell'esecuzione dell'ordine di demolizione, dichiarando in udienza di non avere più interesse alla coltivazione dell'appello.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha preso atto della dichiarazione resa dalla parte appellante in udienza e ha dichiarato l'appello improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La sentenza non contiene una nuova decisione di merito sulla legittimità dei dinieghi di sanatoria o delle ordinanze demolitorie, né una riforma della pronuncia del TAR. Le spese dell'appello sono state compensate, in considerazione della finalità deflattiva della definizione del contenzioso.
Norme richiamate
La sanatoria ordinaria richiede che l'intervento sia conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione sia al momento della presentazione della domanda; la relativa prova grava sul richiedente.
art. 37, comma 4, d.P.R. 380/2001
La società aveva presentato SCIA in sanatoria per alcuni dei manufatti, ma il Comune aveva ritenuto le opere rilevanti trasformazioni urbanistiche ed edilizie soggette a permesso di costruire.
Secondo la ricostruzione recepita dal TAR e riportata nella sentenza d'appello, il diniego di sanatoria fondato sull'assenza della doppia conformità costituisce atto vincolato, rispetto al quale non opera l'annullabilità per vizi formali o procedimentali non influenti sul contenuto.
Massime di principio
- La dichiarazione dell'appellante di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio, quando evidenzia il venir meno dell'utilità concreta della decisione, comporta la dichiarazione di improcedibilità dell'appello per sopravvenuta carenza di interesse.
- La sanatoria edilizia ordinaria ai sensi dell'art. 36 d.P.R. 380/2001 è subordinata alla doppia conformità dell'intervento: l'opera deve risultare conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia sia al momento della realizzazione sia al momento della decisione sulla domanda.
- L'onere di provare rigorosamente la doppia conformità dell'intervento edilizio grava sul soggetto che richiede la sanatoria; in mancanza di tale prova, l'amministrazione non può rilasciare il titolo sanante.
- In assenza della doppia conformità, il diniego di sanatoria costituisce esercizio vincolato del potere amministrativo e la sua legittimità non è superata da censure che non incidano sull'accertata insanabilità dell'intervento.
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