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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 26696/2020 del 24/11/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Soru contestava la revoca o la mancata conferma del suo incarico di revisore dei conti esercitato a seguito della deliberazione consiliare n.13 del 2.7.2003. Lì incarico, secondo l'attore, doveva durare tre anni ai sensi dell'art.235 del D.Lgs. n.267/2000 e pertanto sarebbe scaduto il 2.7.2006; il Comune invece ritenne scaduto l'incarico il 2.7.2005 e lo riaffidò a altro revisore. Soru chiedeva la risoluzione del rapporto per grave inadempimento del Comune e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Il Comune, oltre a contestare il merito, opponeva preliminarmente il difetto di giurisdizione richiamando la clausola compromissoria all'art.5 della convenzione che prevedeva l'arbitrato.

La decisione

Il Tribunale di Nuoro accolse la domanda di Soru, dichiarò risolto il rapporto per inadempimento del Comune e condannò il Comune al risarcimento di Euro 5.303,67 oltre accessori. La Corte d'Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, rigettò l'appello del Comune confermando la decisione di primo grado e condannando l'appellante alle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Comune inammissibile e lo ha rigettato, ritenendo corretta l'interpretazione della Corte territoriale secondo cui: 1) la clausola compromissoria era ambigua e pertanto non escludeva la giurisdizione del giudice ordinario (applicando la disciplina anteriore alla riforma 2006, che interpreta le clausole arbitrali restrittivamente); 2) l'art.235 T.U.E.L. impone la durata triennale dell'incarico e non consente la revoca anticipata salvo il caso tassativo previsto dalla norma; la Corte ha quindi qualificato come errore materiale l'indicazione del termine 2.7.2005 anziché 2.7.2006 nella convenzione e nella delibera e ha confermato i provvedimenti impugnati. La Corte ha inoltre liquidato le spese di legittimità a carico del Comune e rilevato l'eventuale obbligo di versamento di un contributo unificato aggiuntivo ai sensi del D.P.R. n.115/2002.

Norme richiamate

  • art. 235 D.Lgs. n.267/2000 (T.U.E.L.)

    secondo comma citato nel testo; richiamato anche l'art.239 comma 1 lettera d) per la tempistica della relazione

    La durata dell'incarico del revisore e' triennale a decorrere dalla data di esecutività della delibera di nomina e la norma prevede un'unica ipotesi tassativa di revoca anticipata; pertanto l'incarico non può essere revocato prima della scadenza salvo i casi previsti dalla legge.

  • art. 1363 c.c.

    Riferimento alla regola interpretativa del contratto; la Corte ha esaminato il contesto contrattuale e la convenzione per interpretare la clausola compromissoria e la durata dell'incarico, riconoscendo che l'indicazione del termine era un errore materiale alla luce della normativa imperativa.

  • art. 808-quater c.p.c. (menzionato)

    La norma, introdotta dalla riforma del 2006 con principio in dubio pro arbitrato, non è applicabile ratione temporis al caso iniziato prima della riforma; perciò si è adottato il principio anteriore che interpreta le clausole arbitrali restrittivamente, dando priorità al giudice ordinario in caso di dubbio.

  • art. 4 e art. 5 Legge n.2248/1865

    Citate dal Comune per sostenere la presunta fede privilegiata della deliberazione consiliare; la Corte ha ritenuto che non vi sia stata disapplicazione dell'atto amministrativo ma una corretta interpretazione e rettifica di un errore materiale alla luce della legge speciale che disciplina la durata dell'incarico.

  • art. 360, n.3 c.p.c.

    Norma invocata quale motivo di cassazione per violazione di norme processuali e di diritto; la Corte ha ritenuto infondate le doglianze mosse ai sensi di tale articolo.

  • art. 13 comma 1-quater D.P.R. n.115/2002

    Norma richiamata per rilevare l'eventuale obbligo del ricorrente al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di determinate condizioni procedurali.

Massime di principio

  • In presenza di una clausola compromissoria ambigua o non chiaramente delimitante l'oggetto dell'arbitrato, e con riferimento a controversie sorte prima della riforma del 2006, il dubbio va interpretato a favore della competenza del giudice ordinario.
  • Le deliberazioni amministrative possono essere interpretate dal giudice alla luce della normativa vigente; un'evidente errore materiale nella data o nel testo può essere rettificato senza che ciò configuri una illegittima disapplicazione dell'atto amministrativo.
  • L'art. 235 T.U.E.L. stabilisce una durata triennale dell'incarico del revisore contabile e prevede ipotesi tassative di revoca anticipata: la revoca o la sostituzione prima della scadenza legale espone l'ente al rischio di responsabilità per danni se non sussistono le condizioni previste dalla legge.
  • Chi contesta la giurisdizione sulla base di una clausola arbitrale deve verificare la chiarezza dell'ambito oggettivo della clausola; clausole vaghe o generiche possono essere interpretate come non idonee a escludere la giurisdizione del giudice ordinario.
  • In cause contrattuali con profili di diritto pubblico, è essenziale documentare la volontà formale dell'amministrazione e l'eventuale errore materiale, nonché valutare attentamente le norme imperative che regolano la durata e la revoca degli incarichi.

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