Cassazione Penale, Sentenza n. 41845/2024 del 13/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per violazione di legge (artt. 125 e 253 c.p.p.). Si contestava l'omessa e apparente motivazione circa il fumus commissi delicti a carico di Mottadelli, perché il provvedimento si limitava a ripetere formule della notizia di reato della Polizia di Stato senza elementi indizianti specifici sulla posizione del ricorrente e sul suo rapporto con un terzo (Bruno De Bartolo). Si denunciava inoltre la carenza della motivazione sulla proporzionalità e adeguatezza del sequestro, l'insufficiente indicazione delle finalità probatorie e la mancanza di criteri per la scelta e la gestione dei dati informatici sequestrati ("sequestro esteso").
La decisione
La Corte ha accolto il primo motivo ritenendo carente la motivazione del provvedimento impugnato nella parte in cui non ha adeguatamente giustificato il ruolo di Mottadelli e la sua relazione con Bruno De Bartolo, nonché la necessità probatoria specifica rispetto agli oggetti qualificati come "cose pertinenti al reato" (documenti e dispositivi elettronici). La Corte ha chiarito la distinzione tra "corpo del reato" e "cose pertinenti": per queste ultime è richiesta motivazione specifica sulla necessità di accertamento dei fatti. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e rinviato il procedimento al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio (ai sensi dell'art. 324, co. 5 c.p.p.). Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito per pregiudizialità.
Norme richiamate
Regola la trattazione del ricorso con contraddittorio scritto; citata come norma procedurale rispetto alla modalità di trattazione del ricorso.
Richiamato come capo di violazione denunciato dal ricorrente (omessa motivazione); la Corte ha comunque fondato la decisione sul principio di motivazione richiesto per il sequestro probatorio delle cose pertinenti.
La Corte ha applicato il criterio di cui all'art. 253 (sequestro probatorio): in particolare, ha richiamato che per le "cose pertinenti al reato" è necessaria una motivazione specifica sulla necessità di accertamento dei fatti e sulla rilevanza probatoria degli oggetti sequestrati.
Menzionato a supporto della distinzione tra corpo del reato e altre categorie di cose rilevanti; richiamato nella giurisprudenza citata che giustifica la confisca in relazione al corpo del reato.
Norma richiamata per la competenza e per il rinvio del procedimento: la Corte ha annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio ai sensi di questa disposizione.
Massime di principio
- In sede di riesame del sequestro probatorio il Tribunale deve verificare l'astratta configurabilità del reato (fumus commissi delicti) e la congruità degli elementi indicati, non effettuando un giudizio di merito ma valutando l'idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini.
- Va fatta una distinzione tra "corpo del reato" e "cose pertinenti": per il corpo del reato è richiesta la relazione di immediatezza tra cosa e reato; per le cose pertinenti è invece necessaria una motivazione specifica sulla necessità dell'apprensione rispetto all'accertamento dei fatti.
- La mera ripetizione di formule investigative o della notizia di reato, senza elementi indizianti specifici relativi al singolo indagato, è insufficiente a giustificare il sequestro; occorre indicare il ruolo concreto del sospettato e i legami con terzi rilevanti.
- Se sono sequestrati dispositivi elettronici e dati informatici (sequestro "esteso"), il provvedimento deve indicare le finalità probatorie, i criteri di scelta dei dati da acquisire e la pertinenza di quegli elementi rispetto al reato ipotizzato.
- Quando la motivazione è carente sul punto essenziale della pertinenza o della necessità probatoria, il provvedimento di sequestro può essere annullato e il giudice di merito rimandato a nuovo esame.
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