Cassazione Penale, Sentenza n. 32602/2022 del 05/09/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Brescia del 17/09/2021 che aveva dichiarato "non doversi procedere" ai sensi dell'art. 162-ter cod. pen. nei confronti delle imputate relativamente al reato tentato (artt. 56, 110, 624, 625, primo comma, n. 2 e 5 cod. pen.), avendo il Tribunale concesso le circostanze generiche equivalenti alle aggravanti contestate ed escluso la recidiva per la seconda imputata. Il Procuratore generale ha censurato la sentenza sostenendo che il delitto tentato fosse procedibile d'ufficio e quindi non rientrante nell'ambito di applicazione della previsione che ha portato al non luogo a procedere.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, annullando la sentenza impugnata e rinviando il giudizio al Tribunale di Brescia. La Corte ha ritenuto che la valutazione sulla procedibilità del reato (e la conseguente impropria applicazione di una norma che porta al non luogo a procedere) fosse errata nel provvedimento di merito; ha inoltre chiarito, con riferimento alla legittimazione del Procuratore generale e alla tipologia di impugnazione, che il ricorso fosse esperibile e che, in caso di annullamento, il rinvio dovesse essere disposto al giudice che ha emesso la sentenza impugnata, secondo l'orientamento citato.
Norme richiamate
Norma richiamata dal Tribunale per dichiarare "non doversi procedere"; la Corte ha ritenuto che tale previsione non fosse applicabile se il reato è procedibile d'ufficio.
art. 50, comma 2, cod. proc. pen.
Rammentato come principio: in assenza di una disposizione che renda necessaria la querela, la regola generale è la procedibilità d'ufficio; la Corte si è richiamata a tale principio per valutare la procedibilità del reato tentato.
art. 593-bis, comma 2, cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla legittimazione del Procuratore generale ad impugnare: la Corte ha esaminato l'orientamento sulla possibilità di ricorso per cassazione proposto dal Procuratore generale e sulle conseguenze della sua legittimazione.
art. 569, comma 4, cod. proc. pen.
Norma che disciplina il rinvio in caso di annullamento; la Corte, aderendo a un orientamento consolidato, ha precisato che quando il ricorso per cassazione del Procuratore generale non costituisce un ricorso "per saltum", il rinvio deve essere al giudice che ha emesso la sentenza impugnata.
artt. 56, 110, 624, 625, primo comma, n. 2 e 5 cod. pen.
Norme sostanziali relative al reato tentato di furto aggravato contestato: indicate per identificare il fatto-reato oggetto del procedimento; la corte ha valutato la loro rilevanza in relazione alla procedibilità.
Massime di principio
- Verificare sempre se il reato contestato è procedibile d'ufficio o a querela: l'applicabilità di istituti processuali che conducono al "non doversi procedere" (es. art. 162-ter richiamato nel caso) dipende dalla procedibilità del reato.
- Nel caso di reati tentati, la procedibilità segue di norma la stessa regola del reato consumato; controllare la giurisprudenza che collega la procedibilità del tentativo a quella del fatto consumato.
- Quando il Procuratore generale impugna in Cassazione ai sensi di norme specifiche (es. art. 593-bis), valutare la sua legittimazione: se non sussiste la legittimazione per un ricorso "per saltum", la trattazione dell'impugnazione e le conseguenze processuali (soprattutto il rinvio) possono seguire regole particolari.
- Se la Corte di Cassazione annulla per vizi di diritto un provvedimento che dichiara il "non doversi procedere", il rinvio del giudizio può essere disposto al medesimo giudice che ha emesso la sentenza impugnata, conformemente all'orientamento applicato nel caso.
- In contenziosi simili, documentare e argomentare con attenzione la natura della procedibilità (normativa e giurisprudenziale) perché è spesso il punto decisivo che determina l'applicabilità di misure processuali che estinguono o sospendono il procedimento.
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