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Sentenza

Sentenza n. 1108/2026 - Bologna, Sezione 1

per l'annullamento del Decreto 5/12/2022, notificato il 12/12/2022, con cui il Questore di Bologna ha rigettato la domanda di conversione della carta di soggiorno ex art 10 D.lgs. 30/2007 in permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202300125

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di conversione della carta di soggiorno ex art. 10 d.lgs. 30/2007 in permesso di soggiorno per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego della Questura di Bologna, motivato dalla presenza di due sentenze penali di condanna per il reato previsto dall’art. 73 d.P.R. 309/1990, ritenute ostative e indicative della pericolosità dell’interessato. Nelle more del giudizio, il ricorrente ha dichiarato di avere ottenuto, a seguito di matrimonio, una carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione europea e ha chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, nonché la condanna dell’amministrazione alle spese, sostenendo che il rilascio del nuovo titolo dimostrerebbe l’assenza di effettiva ostatività delle condanne.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Il rilascio di un titolo di soggiorno diverso da quello originariamente richiesto non ha integralmente soddisfatto la pretesa azionata e quindi non ricorrevano i presupposti per la cessazione della materia del contendere prevista dall’art. 34, comma 5, c.p.a.; tuttavia, le circostanze sopravvenute hanno privato il ricorrente dell’interesse alla pronuncia di annullamento. La domanda di vittoria delle spese è stata respinta: il diniego originario risultava fondato su un giudizio di pericolosità basato su due condanne per reati ostativi non risalenti e, al momento dell’adozione dell’atto, non risultavano vincoli familiari in Italia tali da imporre una diversa comparazione degli interessi. Le spese sono state pertanto compensate.

Norme richiamate

  • art. 10 d.lgs. 30/2007

    Disciplina la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione europea, oggetto della domanda di conversione indicata nel provvedimento.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Prevede il reato per il quale il ricorrente aveva riportato due condanne, poste dalla Questura a fondamento del giudizio di pericolosità e del diniego.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere presuppone che la pretesa azionata sia stata integralmente soddisfatta; il rilascio di un titolo di soggiorno diverso da quello richiesto non integra tale presupposto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Impone la declaratoria di improcedibilità quando, per circostanze sopravvenute, viene meno l’interesse alla decisione sul ricorso.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il presupposto per l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale ulteriore fondamento della tutela dei dati personali della parte ricorrente mediante oscuramento.

Massime di principio

  • Il rilascio, nelle more del giudizio, di un titolo amministrativo diverso da quello richiesto non determina cessazione della materia del contendere se non soddisfa integralmente la pretesa azionata; può tuttavia determinare la sopravvenuta carenza di interesse all’annullamento dell’atto impugnato e quindi l’improcedibilità del ricorso.
  • La sopravvenuta carenza di interesse deve essere dichiarata quando fatti successivi alla proposizione del ricorso rendono non più utile, per il ricorrente, la pronuncia richiesta, anche se non comportano l’integrale soddisfazione della pretesa ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
  • Ai fini della regolazione delle spese, la legittimità del diniego di soggiorno va valutata in relazione alle circostanze esistenti al momento della sua adozione; la presenza di condanne per reati ostativi, non risalenti, può giustificare il giudizio di pericolosità, mentre vincoli familiari sopravvenuti o non risultanti all’epoca non impongono retroattivamente una diversa valutazione comparativa.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrere

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