Cassazione Penale, Sentenza n. 35883/2023 del 28/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore impugnava la sentenza del GIP che, su richiesta di decreto penale di condanna per i reati indicati (artt. 633, 639-bis c.p.), aveva rigettato la richiesta e dichiarato che il fatto non costituisce reato. Il ricorrente denunciava violazione di legge, sostenendo che il GIP aveva escluso la sussistenza del reato basandosi sul solo mancato riscontro di atti di effrazione o di danneggiamento dell'immobile occupato; inoltre il PM contestava che, nell'ipotesi di insufficienza probatoria sull'accesso violento, il giudice non poteva pronunciare un proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. ma avrebbe dovuto restituire gli atti al P.M.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: ha ritenuto errata la decisione del GIP perché la giurisprudenza di legittimità afferma che l'elemento oggettivo del reato di invasione (art. 633 c.p.) non richiede modalità esecutive violente o effrazione, essendo sufficiente l'introduzione arbitraria nell'altrui immobile priva di diritto di accesso; quanto all'elemento soggettivo, il dolo specifico si integra con la consapevolezza dell'illegittimità dell'invasione e la finalità di occuparlo o trarne profitto. Per tali ragioni la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Napoli, Ufficio GIP, per i provvedimenti conseguenti.
Norme richiamate
art. 633 c.p. (invasione di terreni o edifici)
La nozione di "invasione" non richiede modalità esecutive violente o effrazione: rileva l'introduzione arbitraria nell'altrui immobile contra ius. Il dolo specifico consiste nella consapevolezza dell'illegittimità e nella finalità di occupare il bene o trarne profitto.
Norma richiamata nell'imputazione originaria; dal testo della sentenza emerge che il ricorso riguarda primariamente i profili di invasione ex art. 633 e la corretta applicazione dei criteri di qualificazione del fatto.
Riflette sulle conseguenze procedurali: il PM sosteneva che, in caso di carenza probatoria su singoli elementi (es. accesso violento), il giudice non avrebbe dovuto pronunciare un proscioglimento con formula 'il fatto non costituisce reato' ma restituire gli atti al P.M.; la Corte ha invece ritenuto che il GIP abbia errato nella valutazione sostanziale della sussistenza del reato.
Richiamata per il quadro procedurale relativo al decreto penale di condanna e alle impugnazioni; la Corte conferma la possibilità di ricorso per Cassazione avverso il proscioglimento del GIP nei procedimenti con richiesta di decreto penale.
Massime di principio
- L'invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.) può sussistere anche in assenza di effrazione o danneggiamento: ciò che conta è l'introduzione arbitraria nell'altrui immobile senza diritto di accesso.
- Per il dolo specifico dell'invasione è sufficiente la consapevolezza dell'illegittimità dell'ingresso e la finalità di occupare il bene o trarne profitto; non è necessario che gli imputati abbiano forzato la porta o sostituito il titolare.
- Il mancato riscontro di modalità violente non impone automaticamente l'esclusione del reato: il giudice deve valutare l'insieme degli elementi fattuali e giuridici alla luce della giurisprudenza di legittimità.
- Avverso il proscioglimento pronunciato dal GIP in procedimenti originati da richiesta di decreto penale è possibile il ricorso per Cassazione; la Corte può annullare senza rinvio e disporre la trasmissione degli atti al GIP per ulteriori determinazioni.
- Se la prova risulta carente su singoli profili, il giudice procedente deve valutare se sia più corretto restituire gli atti al P.M. o adottare altra decisione motivata, evitando di qualificare il fatto come non criminoso quando la fattispecie è ragionevolmente configurabile.
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