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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35804/2023 del 28/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Capasso era stato condannato per omicidio (assassinato Davide Montefusco il 22/01/2016) in concorso con altri, con aggravante della premeditazione e in continuazione con reati connessi alle armi. Nell'ambito di collaborazione con la giustizia aveva ammesso il coinvolgimento. Il ricorso in Cassazione contestava: 1) la mancata applicazione dell'attenuante speciale "collaborazione" nella massima estensione, sostenendo che la riduzione doveva basarsi unicamente sull'utilità oggettiva della collaborazione e non essere temperata dalla gravità del reato o dalla presenza di altre prove; 2) il diniego delle attenuanti generiche, per non aver considerato il cambiamento di vita e la rescissione dai trascorsi criminali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione del merito secondo cui la riduzione per collaborazione non doveva corrispondere automaticamente alla massima estensione, considerato che la collaborazione di Capasso non è stata prova esclusiva e che il giudice può esercitare discrezionalità nella commisurazione della pena entro i limiti edittali (la norma commuta l'ergastolo in reclusione da 12 a 20 anni). Ha confermato anche il diniego delle attenuanti generiche, perché non sono emersi elementi ulteriori rispetto a quelli apprezzati per l'attenuante speciale che giustifichino una diminuzione ulteriore della pena. Di conseguenza il ricorso è stato rigettato, Capasso è stato condannato al pagamento delle spese processuali e non sono state liquidate spese in favore della parte civile, poiché l'impugnazione riguardava solo la misura della pena e non poteva arrecare pregiudizio alla parte civile.

Norme richiamate

  • art. 8, legge 13 maggio 1991 n. 152, convertita con modificazioni nella legge 12 luglio 1991 n. 203

    commuta la pena dell'ergastolo in reclusione da 12 a 20 anni per il collaboratore di giustizia nell'ipotesi di omicidio premeditato; disciplina l'attenuante speciale per la dissociazione/collaborazione

    La Corte ha interpretato che l'attenuante speciale per la collaborazione si fonda sull'utilità oggettiva del contributo, ma, trattandosi di un intervallo edittale ampio, il giudice ha discrezionalità nel determinare l'entità della riduzione entro i limiti previsti, anche tenendo conto di elementi sintomatici e del grado di incisività del contributo

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato come parametro per la commisurazione della pena: l'art. 133 elenca i criteri (circostanze, personalità, grado di responsabilità, ecc.) che il giudice può utilizzare per modulare la pena entro i limiti stabiliti dalla legge

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma che disciplina le circostanze attenuanti generiche; la Corte ricorda che i presupposti per le attenuanti generiche sono distinti da quelli dell'attenuante speciale e richiedono l'esame di dati diversi (motivi del reato, condotta post delictum, danno cagionato, ecc.)

  • principio processuale (giurisprudenza consolidata)

    Più massime di sezioni della Cassazione sono richiamate per stabilire che: a) la rilevanza dell'utilità oggettiva della collaborazione non impedisce al giudice di valutare la misura della riduzione in relazione ad altri elementi; b) gli elementi posti a fondamento dell'attenuante speciale non possono automaticamente giustificare anche il riconoscimento delle attenuanti generiche

Massime di principio

  • L'attenuante speciale per collaborazione (art. 8 L. 203/1991) si basa sull'utilità oggettiva del contributo al procedimento, ma l'ampia forbice edittale attribuisce al giudice discrezionalità nel calibrare la riduzione della pena in ragione della qualità e dell'efficacia del contributo e di altri elementi valutabili ai sensi dell'art. 133 c.p.
  • La presenza di altre prove autonome che confermano la responsabilità non preclude il riconoscimento dell'attenuante, ma può giustificare che la riduzione non sia concessa nella sua massima estensione se il contributo del collaboratore non è decisivo o esclusivo
  • Le attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) hanno presupposti distinti dall'attenuante speciale: il riconoscimento della collaborazione non comporta automaticamente il riconoscimento delle generiche; per ottenere queste ultime occorrono elementi ulteriori (es. reale cambiamento di vita, motivazioni del reato, condotta post delictum)
  • La commisurazione della pena è esercizio discrezionale del giudice di merito e la Cassazione sindaca la motivazione solo nei casi di illogicità, insufficienza o violazione di legge; valutazioni ben motivate sulla misura della riduzione per collaborazione o sul diniego delle generiche sono difficilmente censurabili
  • In ipotesi di impugnazioni che riguardano solo la misura della pena, la parte civile non sempre ha interesse a partecipare ai fatti dell'impugnazione e pertanto può essere esclusa dalla rifusione delle spese processuali se l'eventuale accoglimento non la avrebbe agevolata
  • Per massimizzare il beneficio della collaborazione in casi analoghi, il collaboratore e la difesa dovrebbero mirare a documentare la rilevanza e l'esclusività del contributo (rescontri oggettivi, elementi che mostrino risultanze investigative raggiunte grazie al contributo) e, se si chiede il riconoscimento di attenuanti generiche, produrre elementi di cambiamento di vita e comportamentali distinti rispetto alla sola collaborazione

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