Cassazione Penale, Sentenza n. 22474/2022 del 09/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava la conferma della condanna per appropriazione indebita continuata e aggravata (somma contestata pari a € 5.980,00) sostenendo: 1) vizio procedurale per nullità dell'appello per essere stata la Corte d'appello di Messina a decidere in camera di consiglio con rito cartolare durante l'emergenza Covid-19 nonostante una comunicazione del difensore del 22/01/2021 che segnalava l'impossibilità della imputata di presenziare per motivi di salute (violazione dell'art. 23-bis d.l. n.137/2020); 2) vizio sostanziale e di motivazione per la ritenuta integrazione del reato, deducendo errata applicazione dell'art. 646 c.p. e travisamento delle prove: la Barbaro sostiene di aver detenuto temporaneamente le somme con la volontà di restituirle, come proverebbero tre documenti (verbale 2/2/2014, missiva 18/12/2014, verbale di verifica 11/11/2015) e che la restituzione materiale sarebbe avvenuta prima dell'avvio del procedimento penale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 23-bis del d.l. n.137/2020, la richiesta di partecipazione all'udienza doveva essere formulata perentoriamente entro 15 giorni liberi prima dell'udienza: la comunicazione del 22/01/2021, per l'udienza fissata il 25/01/2021, è pervenuta oltre il termine e quindi la decisione in rito cartolare è legittima e non ha prodotto nullità. Sul secondo motivo la Cassazione ha ritenuto inammissibili le censure perché, pur richiamando il principio della "doppia conforme", dalla motivazione della Corte d'appello emergevano coerenti ragioni a fondamento della condanna: mancata rendicontazione e versamento nonostante ordini di servizio e diffide, disponibilità apparente alla restituzione riferita ad un futuro anticipo TFR, restituzione avvenuta solo dopo la minaccia di recupero sulla retribuzione e scarsa attendibilità della versione del furto. Inoltre la ricorrente non ha allegato la missiva invocata, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; la ricorrente è condannata alle spese processuali, al versamento di € 3.000 alla cassa delle ammende e alla rifusione di € 2.000 in favore dell'Azienda Trasporti di Messina, oltre agli accessori di legge.
Norme richiamate
art. 23-bis decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. con modif.)
Regola la possibilità, nel periodo emergenziale, che le corti d'appello decidano in camera di consiglio senza intervento delle parti salvo richiesta di discussione orale o manifestazione di volontà dell'imputato; le richieste di partecipazione devono essere presentate perentoriamente entro 15 giorni liberi dall'udienza.
art. 606, comma 1, cod. proc. pen.
lett. b), lett. c), lett. e)
Individua i motivi di ricorso per cassazione: vizio di motivazione e inosservanza di norme di diritto; qui usato per inquadrare le censure procedurali e di merito sollevate dall'imputata.
Norma che disciplina il reato di appropriazione indebita; la Corte ha ritenuto che la condotta della detenuta abbia costituito 'interversione del titolo' e quindi integrazione dell'appropriazione indebita.
art. 81, comma 2 e art. 61, n. 11 cod. pen.
Riferimenti alle circostanze aggravanti applicate alla fattispecie (concorso di reati e aggravante specifica).
Prevede la condanna dell'appellante in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con carico delle spese e delle sanzioni pecuniarie a favore della cassa delle ammende.
Massime di principio
- In casi di decisione d'appello assunte in camera di consiglio ai sensi dell'art. 23-bis d.l. n. 137/2020, le richieste di partecipazione devono essere presentate entro il termine perentorio (15 giorni liberi) e le istanze tardive sono inefficaci; l'assenza dell'imputato non produce automaticamente nullità se il termine non è rispettato.
- Nelle fattispecie di appropriazione indebita la valutazione dell'elemento soggettivo (dolo) può risultare dall'insieme delle condotte: mancata rendicontazione, inottemperanza a diffide, e restituzione solo dopo pressioni dell'ente sono elementi idonei a inferire l'intenzione di appropriarsi delle somme.
- La semplice dichiarazione di volontà di restituire non è sufficiente a escludere il reato se non supportata da atti concreti e tempestivi; la restituzione che segue soltanto un atto coercitivo dell'avente diritto (es. recupero in busta paga) può essere considerata indice di disponibilità apparente e non sincera.
- In Cassazione le doglianze sulla valutazione della prova (attendibilità, persuasività) sono in genere inammissibili, salvo che emergano manifesta illogicità, contraddittorietà o omissione di prove decisive (c.d. "doppia conforme" con evidente travisamento).
- L'onere di allegazione in sede di ricorso per cassazione impone che l'appellante produca i documenti che ritiene ignorati: l'omessa allegazione può rendere generica e dunque inammissibile la censura sul travisamento probatorio.
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