Cassazione Civile, Sentenza n. 36246/2022 del 13/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Contestazione relativa all'esecuzione di una paratia di "berlinesi provvisionali" realizzata nel 2007 per la messa in sicurezza di uno scavo. La committente (Perego) ha chiesto la risoluzione del contratto per vizi gravi dell'opera e il risarcimento (compreso lucro cessante); la convenuta (Tecno.Pal.Con.) ha chiesto il pagamento del corrispettivo dovuto per l'opera eseguita.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di Perego. Ha confermato che la corte d'appello aveva correttamente accertato che l'opera, pur affetta da vizi e difformità (anche "palesemente non conforme alle regole dell'arte"), era comunque idonea, una volta emendati i vizi, a svolgere la funzione prevista; pertanto non ricorrevano i presupposti per la risoluzione ex art. 1668, comma 2 c.c., ma piuttosto la riduzione del corrispettivo o la riparazione. La corte d'appello aveva quantificato il valore dell'opera e le spese sostenute dalla committente per rimuovere i vizi, condannando la committente al pagamento della differenza (C. 37.889,59 più IVA e interessi). La Cassazione ha altresì confermato l'applicazione, in via officiosa, degli interessi moratori ex d.lgs. n. 231/2002 e ha rigettato la domanda di liquidazione equitativa del lucro cessante per carenza di prove. Spese di giudizio a carico della ricorrente (liquidate in C. 6.500,00 più accessori) e possibile ulteriore contributo unificato a carico della ricorrente.
Norme richiamate
La risoluzione del contratto d'appalto ai sensi del secondo comma è ammessa solo se i vizi rendono l'opera del tutto inidonea alla sua destinazione; se i vizi sono eliminabili, il committente può chiedere la riparazione a spese dell'appaltatore o la riduzione del prezzo.
Consente la liquidazione del danno in via equitativa quando sia provata l'esistenza del danno e sia particolarmente difficile determinarne l'ammontare; qui non è stata esercitata per mancanza di prove idonee sul lucro cessante.
Collegato all'art. 1226, conferisce al giudice il potere di liquidare equitativamente il danno quando la prova è difficile; non utilizzabile in assenza di elementi probatori.
Regime ordinario della costituzione in mora (intimazione scritta); richiamato per confronto con la disciplina speciale delle transazioni commerciali.
Interessi legali nelle obbligazioni pecuniarie nel regime ordinario, richiamato a confronto con gli interessi moratori del d.lgs. n.231/2002.
d.lgs. n. 231/2002 (art. 3, art. 4, art. 5)
"il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori, ai sensi degli articoli 4 e 5, salvo che il debitore dimostri che il ritardo nel pagamento del prezzo è stato determinato dall'impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile"; "gli interessi decorrono, automaticamente, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento"
Negli scambi commerciali gli interessi moratori sorgono ex lege e decorrono automaticamente dalla scadenza del termine; la loro applicazione può essere disposta dal giudice anche d'ufficio e può essere proposta per la prima volta in appello.
Regime generale sulle domande e richieste di interessi in giudizio; gli interessi hanno autonoma natura e possono essere richiesti espressamente.
Principi sul rito e sulle domande che il giudice deve esaminare; richiamato nel contesto della liquidazione degli interessi.
Criteri di ammissibilità del ricorso per cassazione: vizio di legge (n.3), motivazione apparente o contraddittoria (n.4) e omesso esame di fatto decisivo (n.5). La Cassazione ha ritenuto infondate le censure mosse sotto tali profili, richiamando la riserva di merito sui fatti al giudice di merito.
Richiamato dalla ricorrente in rapporto alla motivazione; la Corte ha ritenuto la censura infondata.
Norma richiamata in relazione alla richiesta di rimborso delle spese sostenute dalla resistente nel procedimento promosso dalla ricorrente; la Cassazione ha disposto il rimborso delle spese di lite a favore della resistente.
art. 13 d.P.R. n. 115/2002 (come modificato dalla L. n. 228/2012)
Previsione relativa al contributo unificato e all'ulteriore versamento in caso di ricorsi speculari; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per un ulteriore contributo unificato a carico della ricorrente, se dovuto.
Massime di principio
- La risoluzione del contratto d'appalto per vizi dell'opera (art. 1668, comma 2) è ammessa solo quando i vizi rendono l'opera assolutamente inidonea alla sua destinazione; se i difetti sono eliminabili il rimedio è la riparazione a spese dell'appaltatore o la riduzione del prezzo.
- La valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano al giudice di merito; la Cassazione interviene solo per specifici vizi di motivazione o per omesso esame di fatti decisivi (art. 360 c.p.c.).
- Gli interessi moratori nelle transazioni commerciali (d.lgs. n. 231/2002) sorgono automaticamente per legge e possono essere liquidati d'ufficio anche se richiesti per la prima volta in appello.
- La liquidazione equitativa del danno (art. 1226 c.c.) richiede comunque la prova dell'esistenza del danno; il potere equitativo non può supplire la totale mancanza di elementi probatori sul quantum del danno (es. lucro cessante).
- Quando l'opera è viziata ma può essere resa idonea mediante interventi riparatori, il committente ha diritto al ristoro delle spese necessarie per ovviare ai vizi; tale importo può essere compensato con il corrispettivo e dà luogo a pretese di pagamento o di riduzione del prezzo.
- In fase di impugnazione, per contestare la decisione di merito sulla idoneità dell'opera è necessario indicare e dimostrare specifici elementi processuali omessi che avrebbero potuto mutare l'esito (art. 360 n.5 c.p.c.).
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