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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 21089/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che aveva: revocato il decreto ingiuntivo originario in favore della CEL VIL, riconosciuto in parte il credito del Sugherificio Palitta per danni da merce (cellophane) difettosa, quantificandolo in €21.045,46 e ripartendo le spese processuali in modo sfavorevole a CEL VIL; CEL VIL deduceva sei motivi principali: (1) errata valutazione delle presunzioni e insufficiente prova della riconducibilità della merce difettosa alla fornitura fattura n.239/2004; (2) omissione di pronuncia sul motivo di appello relativo alla mancanza di colpa e diligenza del venditore ai sensi dell'art.1494 c.c.; (3) erronea quantificazione del danno e mancato esame di elementi probatori (ctu) relativi a date e provenienze delle forniture; (4) mancata esclusione della risarcibilità dei resi successivi alla sospensione d'uso del 2/7/2004 (art.1227 c.c.); (5) mancata riduzione del risarcimento per mancata cooperazione/attenuazione del danno da parte del compratore (artt.1223,1225,1227 c.c.); (6) errata valutazione della domanda di manleva verso Innovia Films L.T.D. e della provenienza della merce.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti (richiesta di rigetto suggerita anche dalla Procura Generale). Il Collegio ha ritenuto infondati i motivi: ha confermato la discrezionalità del giudice di merito nella valutazione delle prove e delle presunzioni (richiesti i requisiti di gravità, precisione e concordanza), ha ritenuto corretta la qualificazione della responsabilità della rivenditrice e l'onere probatorio sulla diligenza, ha ritenuto legittima la limitazione del danno ai resi temporalmente e causalmente riconducibili alla fornitura contestata e ha escluso la prova della riconducibilità della merce difettosa a Innovia tale da imporre la manleva. In definitiva la sentenza d'appello è stata confermata: è stata mantenuta la condanna di CEL VIL al pagamento di €21.045,46 (oltre interessi) e la ripartizione delle spese come disposto dalla Corte d'Appello.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La valutazione delle presunzioni e delle prove è rimessa al giudice di merito: la Cassazione interviene solo per violazione di diritto o per falsa applicazione dei parametri legali (es. art.2729) o per omesso esame di fatto decisivo.
  • Per utilizzare presunzioni libere il giudice deve fondarle su indizi "gravi, precisi e concordanti"; mere coincidenze o inferenze possibile ma non provate non bastano se non integrate da regole d'esperienza coerenti.
  • Il rivenditore (anche nella grande distribuzione) ha l'onere di adottare controlli adeguati, quantomeno periodici o su campione, in ragione della destinazione della merce: l'assenza di controlli può far sorgere la responsabilità risarcitoria salvo prova liberatoria.
  • La prova tecnica (CTU) chiarisce questioni di natura tecnica ma non sostituisce il compito del giudice nel valutare la sufficienza probatoria complessiva; osservazioni del perito su idoneità del compendio probatorio non vincolano il giudice.
  • Il risarcimento richiede nesso causale immediato e prevedibilità: il giudice può limitare il ristoro ai danni temporalmente e causalmente riconducibili alla fornitura contestata; la mancata cooperazione del compratore per limitare il danno può ridurre il risarcimento.
  • La richiesta di manleva verso il produttore presuppone la prova della riconducibilità della merce difettosa alla fornitura del produttore; l'autonomia delle vendite a catena non crea automaticamente responsabilità di rivalsa senza prova del nesso diretto.
  • In cassazione non è possibile chiedere un nuovo apprezzamento delle prove di fatto: le doglianze che in realtà mirano a un diverso giudizio di merito sono inammissibili se non dimostrano errore di diritto o omesso esame di fatto decisivo.

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