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Cassazione Civile, Ordinanza n. 26118/2023 del 07/09/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (assicurazione)

La controversia

Gli attori avevano convenuto in giudizio la compagnia assicurativa chiedendo di accertarne la responsabilità per fatto dell'agente che, tramite un'agenzia della società, aveva raccolto negli anni somme per la sottoscrizione di varie polizze assicurative e per investimenti denominati "Sol Fin". Sostenevano che tali polizze non fossero state riconosciute dalla compagnia e chiedevano la condanna al pagamento delle somme versate, al risarcimento del danno da mancato incremento del capitale e, in subordine, la restituzione dell'indebito o il ristoro per condotta contraria a buona fede. In Cassazione censuravano: 1) la violazione delle norme sulla responsabilità del preponente per fatto dell'agente e dell'onere della prova, sostenendo che fosse sufficiente il nesso di occasionalità necessaria tra incarico e illecito; 2) la violazione del principio di non contestazione, perché la percezione delle somme da parte della compagnia sarebbe stata incontestata; 3) la violazione delle norme sulla ripetizione dell'indebito e sulla rappresentanza, assumendo che il pagamento del premio all'agente dovesse considerarsi pagamento alla compagnia anche senza prova dell'effettivo incasso da parte di quest'ultima.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché i giudici di merito avevano accertato che gli assegni prodotti non coincidevano con date e importi delle polizze, che non vi era indicazione del numero dell'assegno nelle quietanze, che non era stata ricostruita in modo completo la sequenza dei rapporti e dei pagamenti, e che parte delle somme era riferita a prodotti diversi; inoltre le proposte assicurative prevedevano la conclusione solo con accettazione della compagnia, non provata. Ha respinto il secondo motivo osservando che la compagnia aveva sempre contestato di avere incassato i premi, sicché non operava il principio di non contestazione. Ha respinto anche il terzo motivo rilevando che la decisione di merito non si fondava solo sul mancato incasso da parte della compagnia, ma soprattutto sulla mancata prova del pagamento dei premi e sulla presenza di prassi anomale tali da escludere la buona fede invocata per far operare le regole sul pagamento all'intermediario. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2043 c.c.

    richiamato come base della domanda risarcitoria aquiliana, ma la responsabilità non è stata ritenuta provata in concreto

  • art. 2049 c.c.

    il principio dell'occasionalità necessaria tra incarico e illecito dell'agente è richiamato come criterio per la responsabilità del preponente; nel caso concreto la Corte ritiene che la prova dei presupposti fattuali mancasse

  • art. 2697 c.c.

    richiamato in tema di riparto dell'onere della prova, posto a carico degli attori per dimostrare i pagamenti e il collegamento con le polizze

  • art. 118 d.lgs. n. 209 del 2005

    invocato come norma per cui il pagamento del premio eseguito in buona fede all'intermediario si considera effettuato alla compagnia, ma la Corte esclude l'applicazione perché mancava la prova del pagamento e della buona fede

  • art. 119 d.lgs. n. 209 del 2005

    richiamato nei motivi come norma complementare in materia di rapporti con l'intermediario, senza che la Corte ne affermi un'autonoma regola decisiva nel caso

  • art. 1337 c.c.

    citato in via subordinata come parametro di correttezza nelle trattative o nel rapporto, ma non ritenuto decisivo ai fini dell'accoglimento

  • art. 1223 c.c.

    richiamato in subordine per il danno risarcibile, ma la domanda è stata respinta per difetto di prova del titolo e del danno

  • art. 2033 c.c.

    invocato per la ripetizione dell'indebito, ma la Corte nega che possa operare senza prova dell'effettivo pagamento e senza superare le contestazioni della compagnia

  • art. 1189 c.c.

    richiamato dai ricorrenti sulla liberazione del solvens che paga al rappresentante apparente; la Corte non lo applica per carenza di prova del pagamento e per l'assenza di buona fede

  • art. 1388 c.c.

    citato per sostenere gli effetti della rappresentanza; non decisivo nel caso concreto

  • art. 1389 c.c.

    citato per sostenere gli effetti della rappresentanza; non decisivo nel caso concreto

  • art. 1745 c.c.

    citato dai ricorrenti in tema di poteri dell'agente; la Corte non vi fonda l'accoglimento

  • art. 1903 c.c.

    richiamato dai ricorrenti in tema di agente e riscossione premi; non ritenuto sufficiente a superare i difetti di prova

Massime di principio

  • In tema di responsabilità del preponente per il fatto illecito dell'agente, il danneggiato deve provare l'esistenza di un nesso di occasionalità necessaria tra l'attività affidata all'agente e l'illecito, ma resta fermo che il giudice può escludere la responsabilità se la ricostruzione dei pagamenti e dei rapporti contrattuali è incongrua o non provata.
  • Il principio per cui il pagamento del premio all'intermediario si considera effettuato all'impresa opera solo se il pagamento è provato e risulta eseguito in buona fede; in presenza di prassi anomale, documentazione incoerente o mancata ricostruzione dei rapporti, la regola non consente di imputare automaticamente le somme alla compagnia.
  • Il principio di non contestazione non opera quando la controparte abbia espressamente contestato il fatto allegato, sicché la parte che agisce resta onerata della prova del pagamento e dell'effettiva riferibilità delle somme alle polizze dedotte.
  • La ripetizione dell'indebito e le pretese risarcitorie fondate su operazioni assicurative o intermediarie presuppongono la prova del pagamento e del titolo dell'attribuzione patrimoniale; non è sufficiente allegare l'esistenza di rapporti con l'agente se la documentazione prodotta non consente di collegare somme, date e contratti.

Come è indicizzato

MaterieRisarcimento e indennizzoRC autoProveRicorso per cassazione
RamiAssicurazioniResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

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