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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09192/2026 del 11/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (banca)

La controversia

La controversia riguarda un avviso di liquidazione con cui l'Amministrazione finanziaria aveva richiesto imposta di registro, in particolare: imposta in misura fissa su varie enunciazioni di titoli, imposta proporzionale dello 0,50% su una fideiussione enunciata in un decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca contro i garanti del debitore principale, e imposta proporzionale al 3% sugli interessi liquidati nel medesimo decreto. La banca ha impugnato la decisione della Corte di giustizia tributaria di secondo grado che aveva confermato la tassazione proporzionale della fideiussione e aveva qualificato come corrispettivi gli interessi, censurando: 1) la violazione degli artt. 22 e 40 d.P.R. 131/1986, della Nota II all'art. 8 Tariffa parte prima e dell'art. 10 d.P.R. 633/1972, sostenendo che la fideiussione enunciata dovesse seguire il regime IVA dell'obbligazione principale e quindi non scontare imposta di registro proporzionale per effetto dell'alternatività IVA/registro; 2) la violazione dell'art. 1 Tariffa parte seconda d.P.R. 131/1986, deducendo che i rapporti bancari tassati non fossero aperture di credito ma conti anticipi, privi di forma scritta e aventi mera valenza contabile, quindi non tassabili. L'Agenzia delle Entrate ha resistito e ha proposto ricorso incidentale, censurando la qualificazione degli interessi come corrispettivi e sostenendo che si trattasse invece di interessi moratori dovuti per ritardo nell'adempimento, con conseguente diversa base imponibile.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso principale della banca e ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate. Ha ritenuto corretta la tassazione proporzionale della fideiussione enunciata nel decreto ingiuntivo, affermando che nel settore dell'imposta di registro vale l'autonomia dei singoli negozi e che la natura accessoria civilistica della fideiussione non si trasferisce sul piano tributario; ha inoltre dichiarato inammissibile il secondo motivo della banca perché volto a rimettere in discussione un accertamento di fatto sulla natura dei rapporti bancari. Accogliendo l'incidentale, la Corte ha invece rilevato che la qualificazione degli interessi come corrispettivi era stata affermata in modo non conforme ai principi di legittimità, poiché la mancata espressa qualificazione come moratori non consente di considerarli automaticamente corrispettivi: occorre un accertamento concreto sulla loro effettiva natura, da compiere sulla base del contenuto intrinseco dell'atto. Ne è seguita la cassazione con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 22 d.P.R. 131/1986

    In materia di imposta di registro, gli atti enunciati in un provvedimento giudiziale possono essere tassati autonomamente; non opera la trasposizione automatica della natura civilistica accessoria del negozio nel regime tributario.

  • art. 40 d.P.R. 131/1986

    Il principio di alternatività IVA/registro rileva per il titolo monitorio e per gli atti imponibili, ma non esclude la tassazione autonoma dell'atto enunciato quando ne ricorrano i presupposti.

  • art. 8, comma 1, lett. b), Nota II, Tariffa Parte Prima, allegata al d.P.R. 131/1986

    La sentenza ne conferma l'applicazione per la tassazione degli interessi nel decreto ingiuntivo, distinguendo però tra interessi moratori e interessi corrispettivi/convenzionali.

  • art. 10 d.P.R. 633/1972

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere l'assoggettamento a IVA dell'operazione, ma la Corte non accoglie tale tesi per la fideiussione enunciata.

  • art. 1939 c.c.

    La natura accessoria della fideiussione è rilevante in sede civilistica, ma non determina il regime tributario dell'imposta di registro.

  • art. 1941 c.c.

    Come per l'art. 1939 c.c., la disciplina civilistica della garanzia non incide sulla tassazione autonoma dell'atto ai fini dell'imposta di registro.

  • art. 5 d.P.R. 131/1986

    L'atto costitutivo della fideiussione è registrabile in termine fisso quando rientra nella tariffa applicabile.

  • art. 6 Tariffa, Parte Prima, allegata al d.P.R. 131/1986

    È richiamato quale base per la tassazione proporzionale dell'atto di fideiussione enunciato.

  • art. 1 Tariffa, Parte Seconda, d.P.R. 131/1986

    Richiamato nel secondo motivo della banca, poi dichiarato inammissibile perché la censura mirava a contestare un accertamento di fatto sulla natura dei rapporti bancari.

  • art. 15 d.P.R. 633/1972

    La Corte afferma che per stabilire il trattamento degli interessi occorre verificarne la natura effettiva, non potendo la loro qualificazione dipendere solo dalla mancata espressa indicazione come moratori.

  • art. 20 d.P.R. 131/1986

    La natura degli interessi va desunta dal contenuto intrinseco dell'atto tassato.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Ricorrono i presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato da parte della ricorrente principale.

Massime di principio

  • In materia di imposta di registro, la natura accessoria di un negozio in senso civilistico non impedisce che l'atto venga tassato autonomamente quando la disciplina tributaria valorizza l'autonomia dei singoli negozi.
  • Il principio di alternatività IVA/registro non può essere invocato per sottrarre alla tassazione proporzionale un atto enunciato in un provvedimento giudiziale quando quell'atto, in sé considerato, sia soggetto a registrazione e a imposta propria.
  • Quando in un titolo giudiziale sono enunciate più fideiussioni riferite allo stesso debito e con responsabilità solidale cumulativa, la tassazione proporzionale può colpire una sola fideiussione, mentre le altre restano soggette a imposta fissa, secondo la disciplina applicabile.
  • La qualificazione degli interessi ai fini tributari non può fondarsi sulla sola mancanza di una espressa indicazione come moratori: occorre accertarne concretamente la natura in base al contenuto dell'atto e alla funzione economico-giuridica del credito.
  • In sede di legittimità, sotto il pretesto della violazione di legge non è consentito rimettere in discussione un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, come l'effettiva natura di un rapporto bancario o di uno strumento negoziale.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioFideiussioneImpugnazioni
RamiTributiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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