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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25290/2022 del 04/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di condanna per il reato previsto dagli artt. 110 c.p. e 4, comma 1 e 4-bis, legge 13 dicembre 1989 n. 401, per avere, in qualità di soci/legali rappresentanti della societa' "DAC di Daolio Sauro & C. s.n.c.", svolto attività di raccolta/intermediazione di scommesse sportive per conto del bookmaker estero "Goldbert Sportwetten GmbH" senza le autorizzazioni di polizia previste dall'art. 88 TULPS. Gli appellanti sostenevano che: l'attività si limitava a mera trasmissione telematica di dati (non a raccolta di giocate e denaro); la societa' risultava iscritta con regime di autocertificazione e avrebbe rientrato nelle sanatorie (leggi n.190/2014 e 208/2015); mancava prova del loro ruolo soggettivo nella societa'; la Goldbert era autorizzata in altro Stato UE e la normativa italiana sarebbe incompatibile con le libertà di stabilimento/prestazione di servizi (artt. 43 e 49 Trattato CE). Chiedevano annullamento della condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili come manifestamente infondati. Ha ritenuto che, sia in primo grado che in appello, fosse accertato che la societa' non si limitava alla mera trasmissione dati ma riceveva denaro, rilasciava ricevute e pagava vincite tramite un internet point dedicato, configurando attività organizzata di intermediazione assoggettata all'obbligo di autorizzazione (art. 88 TULPS) e integrando il reato previsto dall'art. 4, comma 4-bis, legge 401/1989. Non risultava provato un vincolo contrattuale chiaro e trasparente con Goldbert idoneo a far rientrare l'attivita' nell'area legittima; inoltre questioni come la qualifica soggettiva dei ricorrenti e la sanatoria non erano state dedotte in appello e pertanto risultavano inammissibili in Cassazione. Conseguentemente i ricorsi sono stati respinti; a ciascun ricorrente e' stato irrogato l'obbligo di versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende e le spese del procedimento ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Codice penale

    Richiamato per la partecipazione al reato in concorso; i tre imputati sono stati ritenuti concorrenti nell'attivita' illecita

  • Legge 13 dicembre 1989 n. 401

    art. 4, comma 1 e comma 4-bis

    Norma sostanziale che incrimina l'esercizio di attivita' di raccolta/intermediazione di scommesse senza concessione: la Corte l'ha applicata ritenendo sussistente l'intermediazione organizzata da parte della societa' dei ricorrenti

  • Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 18 giugno 1931 n. 773)

    Prevede le autorizzazioni di polizia per l'esercizio di attivita' di giochi e scommesse; la loro assenza e' elemento costitutivo dell'illecito contestato

  • Decreto ministeriale 1 marzo 2006 n. 111

    art. 1, comma 2, lett. i) e art. 2, comma 5

    Citato a proposito della disciplina dei "luoghi di vendita" e delle attivita' ammesse; la Corte distingue le attivita' fatte in forza di chiaro vincolo contrattuale trasparente da quelle che costituiscono illecita intermediazione

  • Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (richiamo comma 533 art.1 legge 222/2005 nel testo)

    comma 533 art. 1 legge 222/2005 (iscrizione elenco soggetti)

    Nel verbale di accertamento era richiamata un'iscrizione in regime di autocertificazione; la Corte ha ritenuto che eventuali sanatorie o autocertificazioni non siano state adeguatamente dedotte in appello e quindi non valutabili in Cassazione

  • Norme sulla sanatoria

    leggi n. 190/2014 e n. 208/2015

    Richiamate dai ricorrenti come possibile causa di esclusione dell'illiceita', ma la Corte ha osservato che il tema non era stato dedotto in appello e dunque non esaminabile in sede di legittimità

  • Trattato CE

    Richiamati dagli appellanti per ragioni di libertà di stabilimento e prestazione di servizi; la Corte segnala che argomentazioni europee non escludono automaticamente la responsabilita' domestica e devono essere provate con elementi concreti (esistenza di rapporto contrattuale trasparente e discriminazione)

  • Codice di procedura penale

    Norma processuale cui la Corte ha fatto riferimento per la condanna al versamento alla Cassa delle ammende e al pagamento delle spese processuali per ciascun ricorrente

Massime di principio

  • Se un centro scommesse riceve denaro, rilascia ricevute e paga vincite, non si configura mera trasmissione dati: si tratta di attivita' di raccolta/intermediazione che richiede autorizzazioni (art. 88 TULPS) e puo' integrare il reato previsto dalla legge 401/1989
  • La semplice iscrizione in elenchi o l'autocertificazione o la richiamata adesione a sanatorie non escludono automaticamente l'illiceita'; tali profili devono essere tempestivamente dedotti e provati in grado d'appello per poter essere valutati in sede di legittimità
  • La circostanza che il bookmaker sia autorizzato in un altro Stato UE non esclude di per sé la responsabilita' dell'operatore italiano: serve un rapporto contrattuale chiaro e trasparente che rientri nello schema dei "luoghi di vendita" ammessi dalla normativa nazionale/ministeriale
  • Questioni relative alla qualificazione soggettiva degli imputati (ruolo societario) o a fatti non dedotti in appello diventano inammissibili in Cassazione: e' essenziale sollevare e motivare tali questioni nel corso del giudizio di appello
  • La Corte di Cassazione non è sede per la rivalutazione del fatto e della prova; se la decisione di merito e' conformemente motivata e documentata, il ricorso per vizi di merito rischia di essere dichiarato inammissibile
  • Per difendersi efficacemente in casi analoghi occorre: documentare contratti/rapporti con il bookmaker estero, dimostrare assenza di gestione di flussi finanziari o di servizi di pagamento, o che l'attivita' rientri esplicitamente nelle fattispecie ammesse dalla normativa italiana

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