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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35170/2025 del 28/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza impugnata aveva confermato la condanna di una imputata per danneggiamento aggravato di un’autovettura, ritenuta autrice del fatto sulla base dell’individuazione operata dalla persona offesa attraverso le riprese videoregistrate della telecamera installata a bordo del veicolo. Nel ricorso per cassazione il difensore deduceva, da un lato, violazione di legge e vizi di motivazione sulla prova della responsabilità, sostenendo che l’attribuzione del fatto alla ricorrente fosse fondata solo su tale riconoscimento; dall’altro lato, contestava la legittimazione di chi aveva sporto querela, assumendo che non fosse provata la titolarità o il diritto d’uso del veicolo danneggiato da parte del querelante.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi manifestamente infondati. Ha affermato che, per il reato di danneggiamento, il diritto di querela spetta anche a chi abbia un rapporto di fatto non illecito con la cosa danneggiata, essendo sufficiente che il soggetto utilizzi il bene o ne riceva utilità; pertanto, la persona offesa era legittimata a presentare querela in quanto avente la disponibilità del veicolo. Quanto al riconoscimento dell’autrice del fatto, la Corte ha rilevato che il ricorso tendeva a proporre una diversa lettura delle risultanze probatorie, operazione non consentita in sede di legittimità. Ha quindi valorizzato la motivazione dei giudici di merito, che avevano ritenuto attendibili le dichiarazioni della persona offesa e genuine le videoriprese, da cui era derivato il riconoscimento dell’imputata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 635 c.p.

    Per il danneggiamento, il diritto di querela compete anche a chi abbia un rapporto di fatto non illecito con il bene danneggiato, purché lo utilizzi o ne tragga utilità.

  • art. 625 n. 7 c.p.

    Richiamato come aggravante in relazione al danneggiamento contestato.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p.

    Sono i motivi di ricorso dedotti, ma la Corte rileva che le censure miravano in realtà a sollecitare una rivalutazione del merito non consentita in cassazione.

  • art. 625 n. 7 c.p.

    Norma richiamata nel capo di imputazione in combinazione con l'art. 635 c.p., senza autonoma trattazione nel merito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito trasformare la censura di motivazione in una richiesta di nuova valutazione del compendio probatorio o di diversa ricostruzione dei fatti.
  • La Corte di cassazione può censurare la motivazione solo nei limiti del controllo di legittimità: non può sovrapporre la propria lettura delle prove a quella compiuta nei gradi di merito.
  • Nel reato di danneggiamento, la legittimazione a proporre querela spetta anche al soggetto che abbia sulla cosa un rapporto di fatto non illecito e che la utilizzi o ne ricavi utilità, senza necessità di provare una formale titolarità del bene.
  • Il riconoscimento dell’imputato effettuato dalla persona offesa può essere valorizzato se sorretto da videoriprese ritenute genuine e da motivazione immune da vizi logici.

Come è indicizzato

MaterieDanneggiamentoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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